ANAC - Associazione Nazionale Autori Cinematografici

 
 

Intervento del Presidente dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici al Convegno “Dove va il cinema italiano?” organizzato dall’Anica il 13 giugno 2017
23 giugno 2017

 

Educazione all’immagine e didattica anti pirateria per rimettere al centro la sala

Mi ero riproposto di non parlare della nuova legge del cinema perché sapete tutti qual è la posizione dell’Anac che da subito ha evidenziato l’enorme sbilanciamento della riforma a favore di poche grandi imprese. L’abbiamo scritto, l’abbiamo espresso in tanti documenti e le nostre riserve rimangono le stesse. Però mi vedo costretto a replicare a Francesca Cima che nel suo intervento ha affermato che la legge è costruita su tre pilastri: tax credit, contributi automatici e selettivi. Io le voglio dire che i pilastri non sono tre, sono due più uno strapuntino. Tax credit e sostegni automatici sono in effetti i pilastri, mentre i selettivi sono lo strapuntino dell’impianto normativo. Come sapete infatti i contributi selettivi che dovrebbero rappresentare il 18 % del fondo sono stati drasticamente ridotti a causa dell’inserimento all’interno della quota ad essi destinata dei costi di gestione degli Enti pubblici (Istituto Luce, Centro Sperimentale, Biennale cinema). Proprio su questo aspetto della legge ieri in una nostra nota abbiamo fatto una proposta all’ Anica per cercare tutti insieme di far diventare i selettivi, non dico uno dei tre pilastri di cui parla Francesca Cima, ma almeno una colonna accanto ai due pilastri.

Per entrare invece nel discorso legato al tema del convegno “Dove va il cinema italiano?”, secondo noi una delle questioni che ci dobbiamo porre e che forse il convegno di oggi non ha neppure sfiorato è capire quale sarà il pubblico per il cinema di domani, perché senza pubblico non può esserci cinema.

L’altro giorno sono stato in una scuola di Tarquinia a presentare proprio un film prodotto da Francesca Cima, Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores e ho chiesto ai ragazzini di 11 anni che erano nella sala quanti di loro scaricassero i film da internet e tutti hanno alzato la mano. Non ce n’era uno che non l’abbia alzata. Allora io ho detto: “ma lo sapete che dietro questo film c’è il lavoro di tante persone? Se a voi rubassero le vostre foto da Instagram e qualcuno le utilizzasse per fare la pubblicità per esempio alla Coca Cola e guadagnasse tanti soldi e non vi desse neanche un euro, vi arrabbiereste?” E loro hanno risposto: “certo che ci arrabbieremmo!” Ho continuato: “Perché non dovrebbero arrabbiarsi allora quelli che scrivono, dirigono, producono, distribuiscono e proiettano i film? Perché è così che succede: quando scaricate gratis un film state usando qualcosa che appartiene ad altri e facendo questo state privando del loro guadagno le tante persone che hanno lavorato alla realizzazione di un film.” Il loro stupore sul fatto che per realizzare il film che avevano appena visto ci fossero voluti almeno due anni di lavoro era indicativo che nessuno glielo avesse mai spiegato. Questo è uno dei punti fondamentali. Dare per scontato che i ragazzi sappiano cose che forse andrebbero insegnate loro con pazienza ad esempio nelle scuole. Tutti noi che siamo in questa sala ci battiamo per la difesa degli interessi delle rispettive categorie che sicuramente ciascuno reputa importanti, ma la questione che ha a che fare con il pubblico di domani non ce la poniamo con altrettanta convinzione. Anzi qualcuno qui se la è già posta e ha già deciso che il pubblico di domani sarà soltanto quello delle serie tv viste sui device. Spiegare ai giovani le cose che noi diamo per scontate e che a noi sembrano ovvie: questo è il lavoro che andrebbe fatto per il pubblico di domani. E’ qualcosa che ha a che fare con la l’educazione all’immagine e il contrasto alla pirateria.

Un altro spunto per rispondere alla domanda Quale pubblico per il cinema italiano? lo trovate nella dichiarazione di Dino Zoff di due giorni fa sul Corriere della sera che diceva: “come pensiamo di riempire gli stadi se noi non stimoliamo nei tifosi la passione per vedere le partite allo stadio e le società cedono indiscriminatamente tutto alle televisioni? E’ chiaro che così il pubblico se ne resta a casa e gli stadi sono vuoti. In altri paesi invece la gente continua ad andare allo stadio…” La stessa cosa, a nostro avviso, vale per il cinema italiano. Come pensiamo che il pubblico frequenti la sala se non si stimola la passione degli spettatori per la visione sul grande schermo? E soprattutto se alcuni dei più importanti operatori ripetono come in un mantra che il cinema è morto e bisogna buttarsi sulle serie?

Questa è l’altra questione sulla quale dobbiamo fare una seria riflessione: come riportare i livelli di frequentazione della sala, drasticamente precipitati, a quelli degni di un paese con una tradizione cinematografica importante come la nostra? Vi ricordo che in Francia sono a 220 milioni di spettatori l’anno e noi arriviamo a meno della metà. La sala rimane per noi il luogo centrale per la visione di un film, oltre che per il suo lancio su tutte le altre piattaforme. Vi siete chiesti perché Netflix ha fatto di tutto per presentare un film in concorso a Cannes? E’ ovvio. Perché ha bisogno di utilizzare l’aura del festival cinematografico più importante del mondo per lanciare i suoi prodotti. Per il cinema italiano la sala deve tornare ad essere centrale per la vita di un film. Il che non sembra invece essere l’obiettivo della nuova legge nella quale il fondo per la ristrutturazione non è strutturale ma è previsto solo per cinque anni. La sala non è quindi considerata come elemento strutturale del nuovo sistema. E le politiche per l’educazione all’immagine e d’incentivo alla visione in sala dei film per le nuove generazioni sono state affrontate in maniera marginale dal legislatore. Nei decreti non ve n’è traccia.

Noi proponiamo che attraverso un piano nazionale che fornisca un programma unico per tutte le scuole italiane a partire quelle primarie, si assegnino risorse speciali per avviare un’azione capillare d’informazione condotta insieme agli insegnanti. In altre parole riteniamo necessario formare i giovani alla visione in sala, spiegando loro che il download non è un gesto di libertà ma è un atto illegale. Infine chiediamo sia sostenuta una campagna promozionale che non offra il cinema a due euro a tutti una volta al mese, ma preveda tutto l’anno un biglietto a soli 4 euro per i ragazzi sotto i 16 anni.

Prima di concludere rilanciamo i tre punti che abbiamo proposto nel comunicato di ieri.

In particolare, partendo dalla considerazione che tra le diverse categorie c’è un alto tasso di conflittualità, dovuto al fatto che la coperta delle risorse rappresentata dai 400 milioni del fondo di sostegno è troppo corta e non è sufficiente a soddisfare le esigenze del settore accresciute dall’allargamento alla tv e ai videogiochi, l’Anac chiede al Presidente Rutelli di condividere una convinta azione politica che porti all’incremento delle risorse tramite il raggiungimento dei seguenti obiettivi:

1) Ripristino della percentuale netta del 18 % dei sostegni selettivi trasferendo i costi degli Enti pubblici (Biennale Cinema, Istituto Luce, CSC…) sul capitolo delle spese generali del Mibact;

 2) Trasferimento al Mise della quota del tax credit destinata alla produzione esecutiva dei film stranieri girati in Italia

 3) Prelievo di scopo sugli utili delle Over The Top reso possibile dall’ approvazione della direttiva europea in materia di servizi media audiovisivi.

Francesco Ranieri Martinotti, presidente Anac

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Michel Hazanavicius, premio Oscar per “The Artist” riceve la tessera Anac
26 maggio 2017

 

Dopo Philippe Faucon (3 César per Fatima nel 2016) un altro importante regista francese, Michel Hazanavicius (Oscar per The Artist) ha ricevuto la tessera dell’Anac. Hazanavicius grande estimatore di Scola, nel 2015 aveva firmato con altri autori europei un documento dell’Anac affinché gli Studi di Cinecittà riprendessero la loro originaria vocazione cinematografica, rinunciando a ogni altra attività, anche di carattere edilizio (all’epoca si parlò della costruzione di un albergo) estranea alla sua originaria missione. Hazanavicius ha apprezzato molto la tessera che raffigura i grandi autori del cinema italiano, Rossellini, Pontecorvo, Lizzani, Maselli, Olmi insieme a Truffaut nel ’68 a Venezia e si e’ sentito onorato per la sua ammissione all’Anac.

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                                    Francesco Ranieri Martinotti, presidente Anac, consegna la tessera a Michel Hazanavicius


 

Assemblea unitaria – mercoledì 12 aprile ore 17.30, Casa del Cinema Roma
11 aprile 2017

 

In seguito all’incontro unitario, avvenuto ieri mattina, lunedì 10 aprile, con il Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo, durante il quale è stato presentato il documento di sintesi delle Associazioni ANAC, WGI e 100 AUTORI, elaborato insieme ai critici, ai direttori dei festival, ai giovani produttori indipendenti e alle industrie tecniche, recante le osservazioni e i rilievi sui Decreti Attuativi della Legge sull’Audiovisivo, gli autori delle predette associazioni indicono con urgenza un’assemblea unitaria e aperta mercoledì 12 aprile alle ore 17,30 presso la Casa del Cinema, Sala Volonté. Si è trattato del primo incontro in assoluto con il neocostituito Consiglio Superiore, riteniamo pertanto che sia fondamentale condividere e illustrare a tutti gli autori e alle organizzazioni di categoria interessate i punti critici da noi rappresentati ai 10 consiglieri e al presidente Stefano Rulli, nonché le nostre preoccupazioni per il rimanente lavoro di decretazione.


 

#decreticinema Anche i Broadcast avranno il Tax Credit. Meno risorse per la produzione indipendente. E’ la nuova legge bellezza!
31 marzo 2017

 

 

Tessera associativa 2017
13 febbraio 2017

 

Questa la nuova tessera associativa dell’ Associazione Nazionale Autori Cinematografici del 2017
Da quest’anno tutti gli iscritti hanno diritto ad una riduzione nelle sale e nelle librerie convenzionate.
Per maggiori informazioni sulle modalità di iscrizione inviare una mail a anac@anac-autori.it

 

 


 

LETTERA APPELLO AL MINISTRO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI DARIO FRANCESCHINI
19 settembre 2016

 

LETTERA APPELLO AL MINISTRO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI DARIO FRANCESCHINI

Nel corso del convegno “Il cinema indipendente e d’autore nella nuova legge” – tenutosi a Venezia il 5 settembre scorso nell’ambito delle Giornate degli Autori e organizzato dalle otto associazioni firmatarie del presente appello – sono emerse alcune questioni irrisolte relative al DDL n. 2287 che sarà presto votato in Senato, e che hanno suscitato forti preoccupazioni tra i numerosi professionisti presenti. L’aspetto più sconcertante riguarda la minima considerazione che il testo licenziato dalla Commissione cultura rivolge al cinema di qualità attraverso i contributi selettivi.

Se si considera l’iter del decreto legge, si è partiti da una percentuale non superiore al 15% del fondo, si è passati al 25% in forza dell’emendamento n. 11.22 condiviso con gli uffici del Ministero e successivamente ritirato, mentre l’ultimo testo ha stabilito una quota compresa tra il 15% e il 18%. Concretamente, però, avendo incluso all’interno di questa percentuale i costi relativi all’Istituto Luce e al nuovo Museo del cinema di Roma a Cinecittà, alla Biennale Cinema, al Centro Sperimentale di Cinematografia, al Museo del Cinema di Torino, alla Cineteca di Bologna, per un cumulo totale pari a circa 40milioni di euro, le reali risorse destinate ai contributi selettivi (comprensivi di quelli alla produzione, all’esercizio, alla distribuzione e alla promozione) si riducono drasticamente a una cifra compresa tra i 20 e i 22 milioni di euro. Tradotto in percentuale, il ruolo riconosciuto dalla riforma alla parte più delicata del cinema, quella meno commerciale e d’intrattenimento, la più legittimata ad essere sostenuta con risorse pubbliche, supera di poco il 5% di tutte le risorse che lo Stato prevede di destinare annualmente al cinema e all’audiovisivo.

L’Associazione Giovani Produttori Cinematografici Italiani,

l’Associazione Nazionale Autori Cinematografici,

la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa – Cinema e Audiovisivo,

la Federazione Italiana Cinema d’Essai

la Federazione Italiana Circoli del Cinema

l’Italian Film Commissions

il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani

il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografi

UNIVOCAMENTE RIBADISCONO

quanto contenuto nella lettera unitaria firmata da tutte le associazioni degli autori (100Autori, Aidac, Anac, Anart, Asifa, Writers Guild Italia) inviataLe il 6 giugno scorso (http://www.anac-autori.it/online/lettera-delle-associazioni-degli-autori-al-ministro-franceschini/), nella quale Le si chiedeva formalmente di riproporre l’emendamento n. 11.22 con la sua formulazione “FERMO RESTANDO CHE L’IMPORTO COMPLESSIVO PER I CONTRIBUTI SELETTIVI NON POSSA ESSERE INFERIORE AL 25% DEL FONDO MEDESIMO” affinché sia data la giusta considerazione alla componente più rappresentativa della diversità artistica e creativa di ogni industria culturale e, nello specifico, di quella cinematografica.

Certi che Lei non voglia lasciare inascoltata la nostra richiesta, confidiamo nella Sua capacità di mediazione e di intervento affinché venga accolta la suddetta istanza che, tra l’altro, si trova in linea con la maggior parte delle legislazioni vigenti in Europa in materia di cinema.

Roma, 19 settembre 2016


 

Premio Amidei migliore sceneggiatura a “Non essere cattivo”
21 luglio 2016

 

AGLI AUTORI DI “NON ESSERE CATTIVO” VA IL PREMIO INTERNAZIONALE ALLA MIGLIORE SCENEGGIATURA CINEMATOGRAFICA SERGIO AMIDEI 2016

Il Premio Internazionale alla Migliore Sceneggiatura Cinematografica Sergio Amidei 2016 quest’anno va a Claudio Caligari (anche regista del film), Francesca Serafini e Giordano Meacci autori di “Non essere cattivo” con la seguente motivazione:”Molto spesso la storia del cinema si presenta agli occhi di noi spettatori come  un fiume che scorre carsicamente lungo greti tortuosi. La storia, anzi le molteplici  storie di cui è fatta la storia si nascondono per poi emergere quando pensiamo  non sia più possibile. A volte è un semplice caso, a volte è la presenza di un film dall’assoluta compiutezza tematica e formale a imporre la definitiva consacrazione  di chi è sempre stato fieramente ai margini dell’industria. Per la profondità di analisi politico-sociale, per l’originale connubio di rigore estetico  e passione cinefiliaca e per la capacità di presentarsi al pubblico come fedele  rispecchiamento della personalità del proprio autore”. Questo è quanto ha determinato la giuria del Premio composta dagli sceneggiatori Massimo Gaudioso e Doriana Leodeff, dallo sceneggiatore e regista Francesco Bruni, dal regista Marco Risi, dalla produttrice Silvia D’Amico e l’attrice Giovanna Ralli. Gli altri sei film che si contendevano il prestigioso riconoscimento erano: Alaska (Italia, regia: Claudio Cupellini, sceneggiatura: Filippo Gravino, Guido Iuculano, Claudio Cupellini), Perfetti sconosciuti (Italia, sceneggiatura: Paolo Genovese, Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini, Rolando Ravello, regia: Paolo Genovese,), La corte (Francia, regia e sceneggiatura: Christian Vincent), Dio esiste e vive solo a Bruxelles (Francia/Belgio/Lussemburgo, sceneggiatura: Thomas Gunzig, Jaco Van Dormael, regia: Jaco Van Dormael) Veloce come il vento (Italia, sceneggiatura: Filippo Gravino, Francesca Manieri, Matteo Rovere, regia: Matteo Rovere), A perfect Day (Spagna, regia e sceneggiatura: Fernando León de Aranoa).

 

 


 

Riconoscimento interesse storico archivio Anac
17 giugno 2016

 

L’archivio dell’Anac –Associazione Nazionale Autori Cinematografici – la storica associazione degli autori, ha ottenuto il riconoscimento di interesse storico particolarmente importante dalla Soprintendenza Archivistica per il Lazio.

I documenti raccolti nell’archivio testimoniano una lunga storia che parte dall’immediato dopoguerra quando un folto gruppo di autori – registi e sceneggiatori – cominciarono ad organizzarsi nelle primissime associazioni culturali democratiche fino alla fondazione ufficiale dell’Anac avvenuta nel 1952.

L’Associazione Nazionale Autori Cinematografici nacque con precise finalità culturali, politiche e sindacali e con lo scopo di affermare il valore sociale e culturale del cinema e dei mezzi audiovisivi e dei loro linguaggi specifici; di tutelare la disgnità e gli interessi degli autori, di difendere ed estendere il diritto del cittadino alla libera circolazione delle idee e delle opere.

Tra i suoi esponenti tutti i più grandi autori del cinema italiano. L’elenco è lunghissimo e ne citiamo solo alcuni: Rossellini, De Sica, Visconti, Antonioni, Pasolini, Fellini, Zavattini, Amidei , Pontecorvo, Monicelli, Age, Scarpelli, Rosi, Scola, Maselli, Lizzani, Gregoretti, Paolo e Vittorio Taviani, Bertolucci, Montaldo…

Il riconoscimento dell’importanza di questi documenti dà un nuovo impulso al lungo lavoro, iniziato anni fa, per rendere finalmente fruibile il nostro archivio, ricco di documenti inediti, agli studiosi, agli appassionati di cinema e agli stessi autori e professionisti del cinema e dell’audiovisivo.

dichiarazione di interesse storico archivio Anac


 

Lettera delle associazioni degli autori al Ministro Franceschini
7 giugno 2016

 

On. Dario Franceschini

Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Via del Collegio Romano, n. 27 00187 Roma

 

Oggetto: Ripristino della soglia del 25% dei contributi selettivi.

Egregio Ministro Franceschini,

come saprà, in Commissione Cultura Senato in data 3 maggio, era stato presentato un emendamento che, accogliendo le istanze degli autori, elevava dall’originario 15 % al 25% la quota del fondo destinata ai sostegni selettivi alla produzione, distribuzione ed esercizio.

L’emendamento pubblicato sul sito del Senato era stato accolto con favore dagli autori italiani che considerano quella selettiva la modalità più idonea a garantire la più ampia e diversificata libertà di espressione.

Oggi riscontriamo un nuovo emendamento (n.11.12, testo 2) che esclude la precedente proposta di modifica e chiede di ridurre la quota dei sostegni selettivi al 18%.

Riteniamo che questa riduzione dell’importo rischi di modificare in senso negativo il necessario equilibrio tra sostegni selettivi e automatici che ci sembrava esser stato conseguito nella precedente proposta.

Le associazioni degli autori, essendodirettamente interessate agli esiti della normativa in discussione, chiedono il ripristino della soglia del 25% con la seguente formulazione: “fermo restando che l’importo complessivo per i contributi selettivi non possa essere inferiore al 25% del Fondo medesimo”.

Ci auguriamo che in fase di decretazione venga riservata un’adeguata sottoquota del fondo alle attività autoriali e produttive.

Con l’auspicio che la nostra motivata richiesta venga accolta, La ringraziamo e Le porgiamo i nostri più distinti saluti.

Roma, 6 giugno 2016

Firme (in ordine alfabetico):
100autori, Aidac, Anac, Anart, Asifa, Writers Guild Italia

 


 

“Il modello di riforma” di Francesco Ranieri Martinotti

 

Questo intervento di Francesco Ranieri Martinotti, presidente Anac, è stato pubblicato sull’ultimo numero di 8 1/2

Il modello della riforma

Nelle prossime settimane la 7° Commissione del Senato, presieduta dal senatore Marcucci dovrà fare la sintesi tra i diversi disegni di legge di disciplina del cinema e dell’audiovisivo presentati al Senato. In particolare tra il DDL n. 2287 a firma del Ministro Franceschini e il n. 1835 i cui primi firmatari sono i senatori Di Giorgi e Zavoli. Non sarà un lavoro facile. Sono infatti molto diversi l’uno dall’altro. Il primo azzera la distinzione tra cinema e audiovisivo; afferma l’assoluta centralità dell’ impresa, sia essa cinematografica o televisiva; cancella la “discriminante culturale” per l’assegnazione dei sostegni da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali, elemento che invece dovrebbe essere la ragione essenziale per la competenza di quest’ultimo sulla materia. L’ altro DDL, rispettando invece le diverse specificità del cinema e dell’audiovisivo sostiene la crescita di entrambi. Con una visione d’insieme più allargata, esso unisce e ad armonizza le diverse tessere che compongono il complesso mosaico del settore riconoscendo una complementarietà a tutte le categorie che lo rappresentano: gli sceneggiatori, i registi, i grandi e i piccoli produttori, i distributori nazionali e internazionali, gli esercenti, le scuole di cinema, le cineteche, gli spettatori, le industrie tecniche… Si contrappongono di fatto due impostazioni diverse che non sarà semplice conciliare: una ispirata al modello inglese, l’altra a quello francese. Fino a qualche tempo fa in molti facevano professione di fede per la legge francese, oggi è rimasta solo l’Anac a crederci. Con coerenza, la storica associazione fondata nel 1952 dagli autori che hanno fatto grande il cinema italiano, continua a pensare che se in Europa esiste una legge che funziona con efficacia da 70 anni, che ha consentito al cinema del suo paese di diventare la seconda potenza mondiale dell’audiovisivo e che produce un giro d’affari di 16M l’anno, quella è la francese. Ma a chi sostiene che non è facile adattare il modello francese alle caratteristiche del nostro paese bisogna far notare che è sicuramente più complicato farlo con la normativa all’“anglosassone”(anche se in Gran Bretagna non c’è traccia delle norme che si vorrebbero applicare in Italia). Essa parte dal principio base che la produzione fa da volano a tutto il settore e l’impresa, meglio se grande, ne è l’asse portante. Fin qui niente di nuovo rispetto a quello che accade in Italia da oltre 10 anni. Si pretende, invece, che l’elemento qualificante sia il modo in cui sarebbero assegnate le risorse pubbliche: automaticamente. Destinatari: i produttori, perché, come ha detto il presidente dell’Anica durante le recenti audizioni al Senato, sono loro gli unici che sanno fare il prodotto e conoscono il mercato. Non poteva essere altro che questa la proposta emersa dal tavolo che l’ha generata e al quale sedevano il Mibact, il Mise, i produttori e le TV. Ma è davvero applicabile questo modello al nostro paese che non ha una cultura della libera concorrenza e dove appena si parla di antititrust i gruppi che contemporaneamente detengono le emittenti, la distribuzione e controllano da soli quasi la totalità della produzione, da Rai a Mediaset, si sollevano? Si possono affidare tutte le scelte al quello stesso mercato che oggi produce solo commedie uguali a se stesse? La forte spinta all’internazionalizzazione ha senso se prima non riconquistiamo il mercato interno? I nostri film, pensati, scritti e interpretati in italiano, si prestano all’esportazione allo stesso modo di quelli in lingua inglese? Oppure dobbiamo girarli in inglese e rinunciare definitivamente alla nostra identità?

Come ha osservato Marco Follini (presidente dell’APT), intervenendo a novembre al convegno fiorentino Cinema: Direzione Centro, per tradizione, cultura e specificità linguistica la Francia e il suo impianto normativo vanno considerati come i più affini a noi. Follini non ha torto. I francesi hanno scelto di difendere l’identità e di far avanzare insieme la creatività, la formazione, la distribuzione, l’esercizio, la memoria del loro cinema e non soltanto la produzione. L’obbiettivo è quello di sostenere l’intero settore e le sue tre grandi famiglie: il cinema, l’audiovisivo e il multimediale. Ciascuna di esse ha risorse definite e separate, in modo che nessuno possa farla da padrone e assorbire le risorse dell’altro. E’ stato individuato un giusto plafond annuo non inferiore a 950 milioni di euro (750 dal prelievo di scopo, il resto dal tax credit). Il sostegno all’audiovisivo è indirizzato ai prodotti innovativi e non è previsto per quelli finanziati dai broadcast, questo per valorizzare il ricambio e la diversità. Inoltre, in Francia, esiste una cabina di regia, il ‎Centre national du cinéma (CNC) che attua le politiche dei governi, ma non subisce l’influenza del potere perché è guidato da esperti. E in pochi sanno che, a differenza della Direzione generale cinema, il CNC non costa nulla al cittadino: la sua gestione è pagata grazie al prelievo sui fatturati delle imprese che sfruttano il cinema e l’audiovisivo (prelievo di scopo). Infine la suddivisione dei sostegni tra selettivi e automatici è fissata al 50% per garantire con i primi il progetto e con i secondi l’impresa. Per questi motivi e più in generale per la sua visione prospettica, l’ANAC ritiene che la legge francese ha saputo stabilire per il cinema e l’audiovisivo di quel paese, il giusto equilibrio tra la natura artistico-culturale e l’aspetto commerciale. L’Italia con questa riforma ha la grande occasione di realizzare qualcosa di analogo, che ben si attaglia alle specificità culturali del nostro paese. Ci vuole il coraggio di farlo con coerenza. Non lasciamoci sfuggire questa occasione.

Francesco Ranieri Martinotti

Presidente dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici


 

Lettera aperta dell’Esecutivo Anac ai 100 autori sui contributi selettivi
1 giugno 2016

 

Lettera aperta inviata dall’Esecutivo Anac all’associazione 100 autori sui contributi selettivi previsti nella futura legge cinema

Caro Bruni, Caro Purgatori,

Nel dibattito in corso sugli emendamenti, preliminare alla discussione parlamentare  della legge sul Cinema e l’Audiovisivo,  ‎avete scelto di  intervenire con moderazione e di far valere le vostre istanze successivamente nella fase di decretazione.

Proposta legittima che noi rispettiamo. Riteniamo tuttavia che alcuni principi irrinunciabili per gli autori debbano essere contenuti nel testo legislativo e non nei decreti attuativi.

Ci siamo battuti quindi anche per un aumento significativo della ‎quota del fondo per il Cinema e l’audiovisivo destinata ai sostegni selettivi alla produzione, la distribuzione e l’esercizio relativi al cinema di qualità. Un emendamento, accettato anche  dal Ministero che aveva accolto la nostra richiesta, innalzando  tale quota  dal  15 al 25%, percentuale che ci sembra anche idonea a garantire la legge da probabili procedure d’infrazione da parte della UE per quel che comunemente si definisce aiuto di stato.

‎Questa norma che sottrae agli automatismi  100 milioni non e’ stata gradita dall’Anica.  Ed e’ forse proprio la posizione dell’ associazione dei produttori  ‎all’origine di un emendamento del 18 maggio (11.12 testo 2) che cancella quello precedente:   tale emendamento fissa come quota minima del selettivo il 15%  e ridimensiona la quota massima  al 18%.

Riteniamo che gli autori tutti insieme debbano reagire prendendo una posizione netta e univoca   affinché   sia ripristinata  la soglia del 25% con la seguente formulazione : “…fermo restando che l’importo complessivo per  i contributi selettivi ‎non puo’ essere inferiore al 25% del Fondo medesimo”.

‎Vi chiediamo quindi di agire insieme in tal senso condividendo la stessa istanza da presentare subito al Ministro Franceschini, unitamente a tutte le altre associazioni degli autori.

Attendiamo la vostra risposta in tempi brevissimi, in considerazione del fatto che il 7 giugno gli emendamenti saranno sottoposti al voto della commissione del Senato.

Cordiali saluti

L’Associazione Nazionale Autori Cinematografici

Roma 1 giugno 2016


 

Philippe Faucon socio onorario Anac
12 aprile 2016

 

L’Associazione Nazionale Autori Cinematografici è orgogliosa di annunciare di aver conferito al regista francese Philippe Faucon la tessera onoraria, in occasione dell’incontro tra il cineasta francese e gli autori siciliani, tenutosi l’8 aprile u.s. al Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo.


 
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