ANAC - Associazione Nazionale Autori Cinematografici

 
 

Audizioni Senato – nota Associazione Nazionale Autori Cinematografici (A.N.A.C.)
15 novembre 2017

 

NOTA DELL’ ASSOCIAZIONE NAZIONALE AUTORI CINEMATOGRAFICI (A.N.A.C.)
In occasione dell’audizione dinanzi agli Uffici di Presidenza riuniti, integrati dai rappresentanti dei Gruppi parlamentari, delle Commissioni 7a e 8a, nell’ambito dell’esame dell’atto del Governo n. 469 (disposizioni in materia promozione opere europee e italiane di servizi media)
MARTEDI’ 14 NOVEMBRE 2017, ALLE ORE 15,30

Sono presenti per l’Associazione Nazionale Autori Cinematografici il presidente Francesco Ranieri Martinotti e la consulente legale per gli affari europei avvocatessa Giuliana Aliberti.
Lo schema di decreto sul quale siamo chiamati ad esprimere il nostro parere è la figliazione diretta della nuova legge del cinema e dell’audiovisivo, si tratta di una legge riformatrice dell’intero settore, un settore che ha assoluta rilevanza culturale per il Paese e che allo stesso tempo è strettamente collegato con il sistema dei fornitori di servizi di media audiovisivi. La legge n.220 all’art. 34 stabilisce tale collegamento prevedendo una delega al Governo per riformare e razionalizzare la promozione delle opere italiane e europee da parte dei fornitori di servizi media audiovisivi. E’ quindi inevitabile che lo spirito della legge debba permeare anche questo ambito e lo faccia con norme stringenti. Se così non fosse vorrebbe dire che la riforma è incompleta e inefficace.

Uno degli aspetti fondamentali della nuova legge è la stabilizzazione delle risorse che non potranno essere inferiori a 400 milioni l’anno. Tali risorse hanno l’obiettivo di incrementare la produzione di cinema e audiovisivo nazionali. L’idea di produrre di più e meglio è un principio basilare di questa riforma e su di esso c’è stata la convergenza di tutti gli operatori del settore. Questo pilastro non può, però, reggere da solo l’intera architettura dell’edificio senza un altro pilastro, altrettanto forte altrettanto fondamentale e cioè quello che mira a favorire la visibilità delle opere che saranno realizzate proprio grazie alle nuove risorse messe a disposizione dallo Stato. Un pilastro non può esistere senza l’altro, almeno che non si voglia lasciare la riforma a metà.
In passato le maggiori critiche mosse alla legge del cinema del ‘94 erano state proprio quelle relative alla mancanza di coordinamento tra le norme che sostenevano la produzione e quelle relative alla distribuzione e alla diffusione delle opere.
Finalmente con questo schema di decreto, che prevede precise quote di programmazione e d’investimento, si correggono gli errori del passato e si dà vita a un sistema integrato nel quale, da una parte lo Stato sostiene la realizzazione di opere e prodotti italiani e dall’altra prevede regole adeguate affinché essi abbiano una diffusione certa e efficace.
L’attuale decreto deve essere approvato e noi ci auguriamo che questo accada senza alcuno snaturamento. Chi si è avvalso finora della genericità della vecchia normativa – che non prevedeva sanzioni e acconsentiva a concedere deroghe – non potrà più sottrarsi alla funzione di diffusore di tutti quei prodotti che saranno realizzati grazie alle nuove risorse pubbliche.
Non dimentichiamo che i broadcast, prima fra tutti la Rai, per lo sviluppo delle proprie attività, utilizzano anche strutture e beni pubblici, dalle infrastrutture per la trasmissione di dati, all’etere, ma anche spazi e territori demaniali dove sono collocati antenne, ripetitori, compresi il sottosuolo dove transita gran parte della cablatura della fibra ottica e il cielo per i satelliti. Mentre le Over The Top, approfittando addirittura di “corridoi fiscali”, restituiscono al Paese meno di quanto utilizzano.

Altro punto non irrilevante è la competenza sul provvedimento del Ministero dei beni e delle attività culturali che lo ha elaborato e lo ha presentato al Consiglio dei Ministri. Con apprezzabile coerenza il Ministro Dario Franceschini ha difeso l’impianto della sua riforma, dove il cinema e l’audiovisivo, in quanto veicoli dell’ identità e della cultura nazionali, devono essere sostenuti dall’intero sistema a partire dai fornitori di media audiovisivi che operano nel nostro Paese e ciascuno di essi deve essere in prima fila per una convinta azione di valorizzazione. Sicuramente non è acquistando film e serie americane, né puntando esclusivamente sul calcio che i broadcast possono uscire dalle difficoltà denunciate. Investendo invece, insieme allo Stato, sulla creatività e sulla qualità del cinema e dell’audiovisivo italiano hanno grandi opportunità proprio per l’alta potenzialità della nostra industria creativa, all’interno della quale gli autori devono diventare sempre più centrali.

Oltretutto la spinta che lo “schema di decreto” imprime agli investimenti nel pre-acquisto, nell’ acquisto e nella produzione di opere italiane e europee è un’imperdibile opportunità occupazionale per il nostro Paese. In Francia si stima che il settore conti su 340.000 posti di lavoro che equivalgono all’1,3% dell’occupazione nazionale: con questo decreto, che metterà in moto un meccanismo virtuoso, si potrà raddoppiare se non addirittura triplicare il numero degli addetti italiani del settore che attualmente superano di poco le 60.000 unità.
Le accese critiche suscitate all’indomani della presentazione dello schema di decreto, secondo le quali le quote di programmazione e di investimento, oltre che le sanzioni, metterebbero in seria difficoltà le emittenti, le avevamo già sentite circa due anni fa, quando siamo stati uditi proprio in questa sede, sul disegno di legge a firma Di Giorgi/ Zavoli. In quell’articolato, che si ispirava ad uno dei più evoluti sistemi normativi occidentali in materia di cinema e audiovisivo, era stato previsto il prelievo di scopo sui biglietti della sala e sui fatturati dei fornitori di servizi di media audiovisivi. In quell’occasione furono fatte le stesse considerazioni da parte dei broadcast: “il settore è in crisi… questo sarebbe il colpo finale… non è pensabile un tale aggravio sui bilanci…” Ecco, oggi a distanza di due anni, ritornano le stesse parole.
Non è immaginabile che anche questa volta, su un principio essenziale della riforma, accolto favorevolmente dalla quasi totalità degli operatori, ci possa essere una riconsiderazione dovuta alla tendenza protezionista dei fornitori di servizi di media audiovisivi che intendono sottrarsi a norme adottate in altri Paesi come la Germania e la Francia con risultati che hanno portato questi stessi Paesi ai primi posti della produzione e diffusione di cinema e di serialità televisiva europei.
Per rendere il provvedimento ancora più efficace ci permettiamo di suggerire infine due emendamenti:
1) inserire un dispositivo per convogliare l’incremento delle produzioni italiane
( che questo decreto produrrà) nei teatri di posa nazionali, in particolare a Cinecittà tornata recentemente in mano pubblica. Tale emendamento avrebbe come obiettivo anche quello di limitare o impedire la delocalizzazione delle produzioni in altri Paesi;
2) prevedere tra le sanzioni anche la sospensione della concessione per i casi di violazione più gravi, oltre che prevedere organi e meccanismi di controllo.
Infine ci preme sottolineare che l’intervento normativo proposto dal Governo è perfettamente in sintonia con le finalità e le caratteristiche della normativa Europea e cioè con le finalità sia della Direttiva 2010/13 che con la più nota Direttiva 89/552 conosciuta meglio come direttiva “Televisioni Senza Frontiere”. La normativa Europea si basa sostanzialmente su due principi: La libera circolazione dei programmi televisivi europei nell’ambito del mercato interno. L’obbligo per le reti televisive di riservare “quote di diffusione” ad “opere europee”. Quindi obblighi di programmazione e di investimento per le reti televisive. (Obblighi che, per altro, nel decreto di cui si tratta, dovranno essere osservati con una certa gradualità, per arrivare alla completa definizione nel 2020).
È fondamentale ed essenziale che gli Stati membri, proprio ed appunto in osservanza delle direttive Europee, vigilino affinché non si commettano atti pregiudizievoli per la libera circolazione ed il commercio delle trasmissioni televisive o tali da favorire la formazione di posizioni dominanti. L’adozione della normativa in esame, costituisce nient’altro che un mezzo per promuovere la produzione, la produzione indipendente e la distribuzione Europea e quindi Italiana. Le normative dell’Unione Europea, come ben sappiamo, sono emanate per difendere le proprie cinematografie, le proprie culture, le proprie economie, anche in difesa dell’invasione selvaggia di prodotti estranei alla tradizione e ai linguaggi dell’audiovisivo europeo. Ben venga il buon cinema americano ma il cinema europeo, Italiano sono diversi, raccontano storie di sapore, ritmo, temperature diverse. Se abituiamo i nostri bambini fin da piccoli a vedere qualcosa che non gli appartiene li priviamo della necessaria educazione a tradizioni culturali ed espressive che sono solo le nostre e che risultano più armoniche con la nostra storia.
Per concludere ci teniamo a ricordare che nel 1996 l’ANAC, unitamente ai produttori indipendenti e a tutte le associazioni di categoria – proprio per il rispetto della direttiva “Televisioni Senza Frontiere” e per le molte mancanze dell’allora legge 6.08.90 cosiddetta “legge Mammì”, che non recepiva la direttiva riducendo di fatto drasticamente la possibilità di produzione di fiction Europea, nello specifico Italiana – fu costretta a presentare ricorso per infrazione presso la Commissione Europea. Ricorso che fu accolto. La Commissione il 10.12.1997 stabilì di adire l’Alta Corte Di Giustizia della Comunità Europea, per fare accertare che la Repubblica Italiana era venuta meno agli obblighi della direttiva “Televisioni Senza Frontiere”. Successivamente il Governo italiano per evitare di essere sanzionato corse ai ripari con la nuova normativa grazie alla quale si è dato il via alla nascita del fiorente mercato della Fiction in Italia. Studi di settore hanno statisticamente dimostrato che le direttive a protezione del prodotto Europeo, hanno creato uno sviluppo della produzione audiovisiva Europea e questo ha avuto maggiore effetto laddove la normativa Europea è stata applicata dallo Stato membro con maggiore sensibilità e rigore. Il giusto recepimento della Direttiva a difesa della cultura europea e nello specifico della cultura italiana, non deve spaventare il mercato perché anche l’esperienza di altri Paesi dimostra che non solo il principio è giusto e ha effetti concreti, ma rappresenta una risorsa e un’ opportunità di crescita.

In conclusione, esprimendo il vostro parere favorevole, vi chiediamo di continuare a sostenere quanto è già stato fatto dal Ministero dei beni e delle attività culturali, dal Governo e soprattutto dal Parlamento che esattamente un anno fa era il 14 novembre, ha approvato la legge italiana del cinema e dell’audiovisivo esprimendo la volontà dello Stato di rilanciare organicamente tutto il settore.


 

Il regista iraniano Mohsen Makhmalbaf riceve la tessera dell’Anac
14 agosto 2017

 

Dopo Philippe Faucon e Michel Hazanavicius, un altro autore internazionale ha ricevuto la tessera onoraria dell’Anac.

Si tratta del regista iraniano Mohsen Makhmalbaf,  ospite al Lucania Film Festival dove gli è stato consegnato  il premio alla carriera, che ha dedicato a tutti i prigionieri politici del suo Paese.

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Il presidente Anac Francesco Ranieri Martinotti con il regista Mohsen Makhmalbaf


 

“Il cinema indipendente è un’arte nobile. Proprio come la boxe” di Alessandro D’Alatri
26 luglio 2017

 

Ne “L’angolo Anac” su Cinemonitor un articolo del nostro socio Alessandro D’Alatri.

http://www.cinemonitor.it/36153-il-cinema-indipendente-e-unarte-nobile-proprio-come-la-boxe/

 


 

Premio Anac agli autori di “Cuori puri” allo ShorTS International Film Festival di Trieste
10 luglio 2017

 

Nella 18° edizione del ShorTS International Film Festival di Trieste per il primo anno è stato assegnato il premio Anac alla migliore sceneggiatura tra le opere prime e seconde ed il riconoscimento è andato a  Luca Infascelli, Carlo Salsa, Greta Scicchitano e Roberto De Paolis autori del film Cuori puri, diretto da Roberto De Paolis, con la seguente motivazione:
“Per aver saputo sviluppare, a partire da un fatto di cronaca vera, un racconto cinematografico costruito con personaggi,  conflitti sociali e passioni individuali che si sottraggono alla banalizzazione della dominante narrazione televisiva e mantengono un andamento realistico che non asseconda mai schemi di finzione prevedibili e scontati, in particolare quelli riferiti alle periferie urbane”

Un ringraziamento particolare al nostro rappresentante regionale Francesco Cenetiempo per la capillare attività che sta svolgendo in Friuli Venezia Giulia e che ha riportato l’Anac al centro della scena cinematografica della Regione.

 

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Greta Scicchitano e Francesco Ranieri Martinotti

 

 


 

Anac – Cinemonitor. Avviata collaborazione
28 giugno 2017

 

Avviata la collaborazione tra l’Anac e Cinemonitor www.cinemonitor.it

L’editoriale di questa settimana  “L’omologazione della forma-film con l’intrattenimento. Il caso Gomorra”
di Daniele Costantini

Nel “Faccia a Faccia” con Giovanni Minoli del 7 maggio scorso, il Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, tra i tanti argomenti toccati, ha parlato anche della nuova legge sul cinema. “In Italia si fanno troppi film”, ha detto,“quindi bisognerà diminuire -e i decreti attuativi della legge puntano a questo- il numero dei film finanziati in modo che cresca la qualità e cresca anche il mercato”. Dello stesso parere è il Presidente dell’Anica, Francesco Rutelli, che in una recente intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato:“Piccolo può essere bellissimo ma occorre una robusta dimensione produttiva italiana. Se la dimensione media è intorno a 1 milione di euro e se ne fanno 150 è un problema”. Dunque, meglio 15 film da 10 milioni di euro. Oppure, meglio ancora, 10 da 15 milioni di euro. Se fosse questo il retropensiero di Franceschini e Rutelli, tutte le risorse finirebbero nella disponibilità di poche grandi imprese, sbarrando drasticamente la strada a nuovi soggetti produttivi, e impendendo la realizzazione di quei piccoli film che, secondo lo stesso Rutelli, “sono palestra di nuovi mondi”. Al di là di questa generica definizione, diminuendo il numero dei film prodotti, sembra assai difficile che “cresca il mercato” e si riesca ad ottenere “una robusta dimensione produttiva”.
Se per un verso si teme che sarà sempre più difficile raccontare “nuovi mondi”, sperimentare nuove tecniche e nuovi linguaggi, per un altro si avverte una persistente spinta all’omologazione della forma-film con l’intrattenimento audiovisivo.
Una conferma possiamo trovarla nell’autorevole opinione di Aldo Grasso a proposito di “Gomorra-la serie”. Già un paio di anni fa, il critico televisivo del Corriere della Sera aveva stabilito che “la serie è migliore del film, che è migliore del romanzo”. Ma recentemente è tornato sull’argomento scrivendo che “la serie ha superato in complessità il libro e il film da cui è tratta”. Stupisce che Grasso scriva del romanzo di Saviano, del film di Garrone, e della serie realizzata da Sollima, come se si trattasse di prodotti omogenei, come se ci trovassimo di fronte a un progetto produttivo lineare –romanzo/film/serie tv- tipico dell’industria dell’intrattenimento. E sorprende che non prenda minimamente in considerazione le differenze, che sono sostanziali, evidentissime.
Il romanzo di Saviano, costruito con la passione del cronista e il distacco critico dell’analista, è un riuscitissimo tentativo di “non-fiction novel”, o “romanzo verità”, o “romanzo inchiesta”: racconta fatti realmente accaduti, descrive situazioni e luoghi reali, cita nomi e cognomi di camorristi altrettanto reali. E, particolare che non è lecito dimenticare, è costato all’autore la condanna a morte da parte della camorra.
Il film di Garrone – a mio parere, uno dei migliori film italiani degli ultimi venti anni- è un’opera di ispirazione neorealista, di grande forza espressiva, costruita con il rigore di un saggio di antropologia camorristica, che rinuncia alla tecnica e al
linguaggio dell’immedesimazione, dell’empatia. La serie, al contrario, fa vivere allo spettatore, dall’interno, le vicende del clan Savastano, lo spinge all’empatia con i personaggi principali, personaggi di invenzione, per quanto modulati sulle caratteristiche di criminali operativi nel territorio campano. Dunque, da un romanzo “non-fiction”, privo di eroi sia negativi che positivi, a un film “neorealista”, anch’esso senza eroi, a una serie di pura fiction, costruita sui conflitti tra i suoi eroi negativi, che traduce in intrattenimento le terribili vicende camorristiche raccontate da Saviano nel suo romanzo. Intrattenimento di altissima qualità, inconsueta per la nostra serialità, bisogna dirlo. Come, del resto, è testimoniato dal grande favore con cui “Gomorrah” è stata accolta dal pubblico e dalla stampa degli Stati Uniti, in particolare da The Hollywood Reporter, la “bibbia” dell’entertainment americano.

 


 

Intervento del Presidente dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici al Convegno “Dove va il cinema italiano?” organizzato dall’Anica il 13 giugno 2017
23 giugno 2017

 

Educazione all’immagine e didattica anti pirateria per rimettere al centro la sala

Mi ero riproposto di non parlare della nuova legge del cinema perché sapete tutti qual è la posizione dell’Anac che da subito ha evidenziato l’enorme sbilanciamento della riforma a favore di poche grandi imprese. L’abbiamo scritto, l’abbiamo espresso in tanti documenti e le nostre riserve rimangono le stesse. Però mi vedo costretto a replicare a Francesca Cima che nel suo intervento ha affermato che la legge è costruita su tre pilastri: tax credit, contributi automatici e selettivi. Io le voglio dire che i pilastri non sono tre, sono due più uno strapuntino. Tax credit e sostegni automatici sono in effetti i pilastri, mentre i selettivi sono lo strapuntino dell’impianto normativo. Come sapete infatti i contributi selettivi che dovrebbero rappresentare il 18 % del fondo sono stati drasticamente ridotti a causa dell’inserimento all’interno della quota ad essi destinata dei costi di gestione degli Enti pubblici (Istituto Luce, Centro Sperimentale, Biennale cinema). Proprio su questo aspetto della legge ieri in una nostra nota abbiamo fatto una proposta all’ Anica per cercare tutti insieme di far diventare i selettivi, non dico uno dei tre pilastri di cui parla Francesca Cima, ma almeno una colonna accanto ai due pilastri.

Per entrare invece nel discorso legato al tema del convegno “Dove va il cinema italiano?”, secondo noi una delle questioni che ci dobbiamo porre e che forse il convegno di oggi non ha neppure sfiorato è capire quale sarà il pubblico per il cinema di domani, perché senza pubblico non può esserci cinema.

L’altro giorno sono stato in una scuola di Tarquinia a presentare proprio un film prodotto da Francesca Cima, Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores e ho chiesto ai ragazzini di 11 anni che erano nella sala quanti di loro scaricassero i film da internet e tutti hanno alzato la mano. Non ce n’era uno che non l’abbia alzata. Allora io ho detto: “ma lo sapete che dietro questo film c’è il lavoro di tante persone? Se a voi rubassero le vostre foto da Instagram e qualcuno le utilizzasse per fare la pubblicità per esempio alla Coca Cola e guadagnasse tanti soldi e non vi desse neanche un euro, vi arrabbiereste?” E loro hanno risposto: “certo che ci arrabbieremmo!” Ho continuato: “Perché non dovrebbero arrabbiarsi allora quelli che scrivono, dirigono, producono, distribuiscono e proiettano i film? Perché è così che succede: quando scaricate gratis un film state usando qualcosa che appartiene ad altri e facendo questo state privando del loro guadagno le tante persone che hanno lavorato alla realizzazione di un film.” Il loro stupore sul fatto che per realizzare il film che avevano appena visto ci fossero voluti almeno due anni di lavoro era indicativo che nessuno glielo avesse mai spiegato. Questo è uno dei punti fondamentali. Dare per scontato che i ragazzi sappiano cose che forse andrebbero insegnate loro con pazienza ad esempio nelle scuole. Tutti noi che siamo in questa sala ci battiamo per la difesa degli interessi delle rispettive categorie che sicuramente ciascuno reputa importanti, ma la questione che ha a che fare con il pubblico di domani non ce la poniamo con altrettanta convinzione. Anzi qualcuno qui se la è già posta e ha già deciso che il pubblico di domani sarà soltanto quello delle serie tv viste sui device. Spiegare ai giovani le cose che noi diamo per scontate e che a noi sembrano ovvie: questo è il lavoro che andrebbe fatto per il pubblico di domani. E’ qualcosa che ha a che fare con la l’educazione all’immagine e il contrasto alla pirateria.

Un altro spunto per rispondere alla domanda Quale pubblico per il cinema italiano? lo trovate nella dichiarazione di Dino Zoff di due giorni fa sul Corriere della sera che diceva: “come pensiamo di riempire gli stadi se noi non stimoliamo nei tifosi la passione per vedere le partite allo stadio e le società cedono indiscriminatamente tutto alle televisioni? E’ chiaro che così il pubblico se ne resta a casa e gli stadi sono vuoti. In altri paesi invece la gente continua ad andare allo stadio…” La stessa cosa, a nostro avviso, vale per il cinema italiano. Come pensiamo che il pubblico frequenti la sala se non si stimola la passione degli spettatori per la visione sul grande schermo? E soprattutto se alcuni dei più importanti operatori ripetono come in un mantra che il cinema è morto e bisogna buttarsi sulle serie?

Questa è l’altra questione sulla quale dobbiamo fare una seria riflessione: come riportare i livelli di frequentazione della sala, drasticamente precipitati, a quelli degni di un paese con una tradizione cinematografica importante come la nostra? Vi ricordo che in Francia sono a 220 milioni di spettatori l’anno e noi arriviamo a meno della metà. La sala rimane per noi il luogo centrale per la visione di un film, oltre che per il suo lancio su tutte le altre piattaforme. Vi siete chiesti perché Netflix ha fatto di tutto per presentare un film in concorso a Cannes? E’ ovvio. Perché ha bisogno di utilizzare l’aura del festival cinematografico più importante del mondo per lanciare i suoi prodotti. Per il cinema italiano la sala deve tornare ad essere centrale per la vita di un film. Il che non sembra invece essere l’obiettivo della nuova legge nella quale il fondo per la ristrutturazione non è strutturale ma è previsto solo per cinque anni. La sala non è quindi considerata come elemento strutturale del nuovo sistema. E le politiche per l’educazione all’immagine e d’incentivo alla visione in sala dei film per le nuove generazioni sono state affrontate in maniera marginale dal legislatore. Nei decreti non ve n’è traccia.

Noi proponiamo che attraverso un piano nazionale che fornisca un programma unico per tutte le scuole italiane a partire quelle primarie, si assegnino risorse speciali per avviare un’azione capillare d’informazione condotta insieme agli insegnanti. In altre parole riteniamo necessario formare i giovani alla visione in sala, spiegando loro che il download non è un gesto di libertà ma è un atto illegale. Infine chiediamo sia sostenuta una campagna promozionale che non offra il cinema a due euro a tutti una volta al mese, ma preveda tutto l’anno un biglietto a soli 4 euro per i ragazzi sotto i 16 anni.

Prima di concludere rilanciamo i tre punti che abbiamo proposto nel comunicato di ieri.

In particolare, partendo dalla considerazione che tra le diverse categorie c’è un alto tasso di conflittualità, dovuto al fatto che la coperta delle risorse rappresentata dai 400 milioni del fondo di sostegno è troppo corta e non è sufficiente a soddisfare le esigenze del settore accresciute dall’allargamento alla tv e ai videogiochi, l’Anac chiede al Presidente Rutelli di condividere una convinta azione politica che porti all’incremento delle risorse tramite il raggiungimento dei seguenti obiettivi:

1) Ripristino della percentuale netta del 18 % dei sostegni selettivi trasferendo i costi degli Enti pubblici (Biennale Cinema, Istituto Luce, CSC…) sul capitolo delle spese generali del Mibact;

 2) Trasferimento al Mise della quota del tax credit destinata alla produzione esecutiva dei film stranieri girati in Italia

 3) Prelievo di scopo sugli utili delle Over The Top reso possibile dall’ approvazione della direttiva europea in materia di servizi media audiovisivi.

Francesco Ranieri Martinotti, presidente Anac

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Michel Hazanavicius, premio Oscar per “The Artist” riceve la tessera Anac
26 maggio 2017

 

Dopo Philippe Faucon (3 César per Fatima nel 2016) un altro importante regista francese, Michel Hazanavicius (Oscar per The Artist) ha ricevuto la tessera dell’Anac. Hazanavicius grande estimatore di Scola, nel 2015 aveva firmato con altri autori europei un documento dell’Anac affinché gli Studi di Cinecittà riprendessero la loro originaria vocazione cinematografica, rinunciando a ogni altra attività, anche di carattere edilizio (all’epoca si parlò della costruzione di un albergo) estranea alla sua originaria missione. Hazanavicius ha apprezzato molto la tessera che raffigura i grandi autori del cinema italiano, Rossellini, Pontecorvo, Lizzani, Maselli, Olmi insieme a Truffaut nel ’68 a Venezia e si e’ sentito onorato per la sua ammissione all’Anac.

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                                    Francesco Ranieri Martinotti, presidente Anac, consegna la tessera a Michel Hazanavicius


 

Assemblea unitaria – mercoledì 12 aprile ore 17.30, Casa del Cinema Roma
11 aprile 2017

 

In seguito all’incontro unitario, avvenuto ieri mattina, lunedì 10 aprile, con il Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo, durante il quale è stato presentato il documento di sintesi delle Associazioni ANAC, WGI e 100 AUTORI, elaborato insieme ai critici, ai direttori dei festival, ai giovani produttori indipendenti e alle industrie tecniche, recante le osservazioni e i rilievi sui Decreti Attuativi della Legge sull’Audiovisivo, gli autori delle predette associazioni indicono con urgenza un’assemblea unitaria e aperta mercoledì 12 aprile alle ore 17,30 presso la Casa del Cinema, Sala Volonté. Si è trattato del primo incontro in assoluto con il neocostituito Consiglio Superiore, riteniamo pertanto che sia fondamentale condividere e illustrare a tutti gli autori e alle organizzazioni di categoria interessate i punti critici da noi rappresentati ai 10 consiglieri e al presidente Stefano Rulli, nonché le nostre preoccupazioni per il rimanente lavoro di decretazione.


 

#decreticinema Anche i Broadcast avranno il Tax Credit. Meno risorse per la produzione indipendente. E’ la nuova legge bellezza!
31 marzo 2017

 

 

Tessera associativa 2017
13 febbraio 2017

 

Questa la nuova tessera associativa dell’ Associazione Nazionale Autori Cinematografici del 2017
Da quest’anno tutti gli iscritti hanno diritto ad una riduzione nelle sale e nelle librerie convenzionate.
Per maggiori informazioni sulle modalità di iscrizione inviare una mail a anac@anac-autori.it

 

 


 

LETTERA APPELLO AL MINISTRO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI DARIO FRANCESCHINI
19 settembre 2016

 

LETTERA APPELLO AL MINISTRO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI DARIO FRANCESCHINI

Nel corso del convegno “Il cinema indipendente e d’autore nella nuova legge” – tenutosi a Venezia il 5 settembre scorso nell’ambito delle Giornate degli Autori e organizzato dalle otto associazioni firmatarie del presente appello – sono emerse alcune questioni irrisolte relative al DDL n. 2287 che sarà presto votato in Senato, e che hanno suscitato forti preoccupazioni tra i numerosi professionisti presenti. L’aspetto più sconcertante riguarda la minima considerazione che il testo licenziato dalla Commissione cultura rivolge al cinema di qualità attraverso i contributi selettivi.

Se si considera l’iter del decreto legge, si è partiti da una percentuale non superiore al 15% del fondo, si è passati al 25% in forza dell’emendamento n. 11.22 condiviso con gli uffici del Ministero e successivamente ritirato, mentre l’ultimo testo ha stabilito una quota compresa tra il 15% e il 18%. Concretamente, però, avendo incluso all’interno di questa percentuale i costi relativi all’Istituto Luce e al nuovo Museo del cinema di Roma a Cinecittà, alla Biennale Cinema, al Centro Sperimentale di Cinematografia, al Museo del Cinema di Torino, alla Cineteca di Bologna, per un cumulo totale pari a circa 40milioni di euro, le reali risorse destinate ai contributi selettivi (comprensivi di quelli alla produzione, all’esercizio, alla distribuzione e alla promozione) si riducono drasticamente a una cifra compresa tra i 20 e i 22 milioni di euro. Tradotto in percentuale, il ruolo riconosciuto dalla riforma alla parte più delicata del cinema, quella meno commerciale e d’intrattenimento, la più legittimata ad essere sostenuta con risorse pubbliche, supera di poco il 5% di tutte le risorse che lo Stato prevede di destinare annualmente al cinema e all’audiovisivo.

L’Associazione Giovani Produttori Cinematografici Italiani,

l’Associazione Nazionale Autori Cinematografici,

la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa – Cinema e Audiovisivo,

la Federazione Italiana Cinema d’Essai

la Federazione Italiana Circoli del Cinema

l’Italian Film Commissions

il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani

il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografi

UNIVOCAMENTE RIBADISCONO

quanto contenuto nella lettera unitaria firmata da tutte le associazioni degli autori (100Autori, Aidac, Anac, Anart, Asifa, Writers Guild Italia) inviataLe il 6 giugno scorso (http://www.anac-autori.it/online/lettera-delle-associazioni-degli-autori-al-ministro-franceschini/), nella quale Le si chiedeva formalmente di riproporre l’emendamento n. 11.22 con la sua formulazione “FERMO RESTANDO CHE L’IMPORTO COMPLESSIVO PER I CONTRIBUTI SELETTIVI NON POSSA ESSERE INFERIORE AL 25% DEL FONDO MEDESIMO” affinché sia data la giusta considerazione alla componente più rappresentativa della diversità artistica e creativa di ogni industria culturale e, nello specifico, di quella cinematografica.

Certi che Lei non voglia lasciare inascoltata la nostra richiesta, confidiamo nella Sua capacità di mediazione e di intervento affinché venga accolta la suddetta istanza che, tra l’altro, si trova in linea con la maggior parte delle legislazioni vigenti in Europa in materia di cinema.

Roma, 19 settembre 2016


 

Premio Amidei migliore sceneggiatura a “Non essere cattivo”
21 luglio 2016

 

AGLI AUTORI DI “NON ESSERE CATTIVO” VA IL PREMIO INTERNAZIONALE ALLA MIGLIORE SCENEGGIATURA CINEMATOGRAFICA SERGIO AMIDEI 2016

Il Premio Internazionale alla Migliore Sceneggiatura Cinematografica Sergio Amidei 2016 quest’anno va a Claudio Caligari (anche regista del film), Francesca Serafini e Giordano Meacci autori di “Non essere cattivo” con la seguente motivazione:”Molto spesso la storia del cinema si presenta agli occhi di noi spettatori come  un fiume che scorre carsicamente lungo greti tortuosi. La storia, anzi le molteplici  storie di cui è fatta la storia si nascondono per poi emergere quando pensiamo  non sia più possibile. A volte è un semplice caso, a volte è la presenza di un film dall’assoluta compiutezza tematica e formale a imporre la definitiva consacrazione  di chi è sempre stato fieramente ai margini dell’industria. Per la profondità di analisi politico-sociale, per l’originale connubio di rigore estetico  e passione cinefiliaca e per la capacità di presentarsi al pubblico come fedele  rispecchiamento della personalità del proprio autore”. Questo è quanto ha determinato la giuria del Premio composta dagli sceneggiatori Massimo Gaudioso e Doriana Leodeff, dallo sceneggiatore e regista Francesco Bruni, dal regista Marco Risi, dalla produttrice Silvia D’Amico e l’attrice Giovanna Ralli. Gli altri sei film che si contendevano il prestigioso riconoscimento erano: Alaska (Italia, regia: Claudio Cupellini, sceneggiatura: Filippo Gravino, Guido Iuculano, Claudio Cupellini), Perfetti sconosciuti (Italia, sceneggiatura: Paolo Genovese, Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini, Rolando Ravello, regia: Paolo Genovese,), La corte (Francia, regia e sceneggiatura: Christian Vincent), Dio esiste e vive solo a Bruxelles (Francia/Belgio/Lussemburgo, sceneggiatura: Thomas Gunzig, Jaco Van Dormael, regia: Jaco Van Dormael) Veloce come il vento (Italia, sceneggiatura: Filippo Gravino, Francesca Manieri, Matteo Rovere, regia: Matteo Rovere), A perfect Day (Spagna, regia e sceneggiatura: Fernando León de Aranoa).

 

 


 
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