“Riaprire le sale chiuse ma no “Al sacco di Roma”” Lettera al Sindaco e agli Assessori

Il testo della lettera inviata al Sindaco e agli Assessori da:

Ettore Scola; Francesca Archibugi; Bernardo Bertolucci; Luca Bigazzi; Francesco Bruni; Ivan Cotroneo; Carlo Degli Esposti; Nicola Giuliano; Ugo Gregoretti; Francesca Marciano; Valerio Mastandrea; Giuliano Montaldo; Gabriele Salvatores; Toni Servillo; Paolo Sorrentino; Paolo e Vittorio Taviani; Daniele Vicari; Paolo Virzì

– Caro Sindaco e cari Assessori,
Vi ringraziamo anzitutto per l’attenzione mostrata rispetto alla vertenza “Cinema America”: siamo ben felici di vedere che il Sindaco sta affrontando la questione e speranzosi che si passi in tempi brevi dalle parole ai fatti. L’esperienza del Cinema America insegna come sia possibile, con nuovi metodi di gestione e comunicazione, riattivare una sala abbandonata della città; crediamo pertanto anche noi che sia necessario dare continuità a questa esperienza assegnandole temporaneamente in affitto, nel territorio di Trastevere, una delle sale abbandonate di proprietà comunale, in attesa che si trovi una soluzione per la riapertura del “Cinema America”.
Abbiamo, però, letto in questi giorni la “Memoria” sui 42 cinema abbandonati, approvata il 20 Gennaio dalla Giunta capitolina, alla presentazione della quale non siamo nemmeno stati invitati. Con grande rammarico, ci troviamo nuovamente a concentrare forze e parole in difesa di quanto è a noi più caro: il Cinema, nel suo più ampio significato.
Innanzitutto, come atto di indirizzo, la Memoria dovrebbe spingere al “fare” e non al “disfare”: ci addolora non poter riconoscere come di valorizzazione un ipotetico processo che nasce da un cambio pressoché totale della destinazione d’uso di una sala cinematografica. E come possiamo accettare che si dichiari alla stampa che questa Memoria riaprirà le sale cinematografiche, se non c’è nessuna “corsia preferenziale” per questo tipo di riattivazione? Né troviamo coerente prevedere deroghe al piano regolatore per riconvertire oltre il 50% della Superficie Utile Lorda in funzioni diverse da quella culturale e sociale. Cambiare destinazione d’uso significa perdere proprio la destinazione d’uso che si dichiara di difendere, quella appunto sociale e culturale. Motivare questa riconversione con piccole percentuali qualificate di “alto valore culturale e sociale per un territorio” può causare la scomparsa di più del 70% degli spazi sociali e culturali garantiti dal piano regolatore e quindi portare ad un “Sacco di Roma” per ciò che riguarda questi edifici, causando l’ulteriore perdita di quello che è sia un servizio per il vicinato sia un luogo che potrebbe rappresentare il fulcro sociale e culturale di ogni quartiere, un elemento fondamentale per l’equilibrio urbanistico tra spazio pubblico e privato.
Inoltre, la concessione di questi privilegi (sconto sugli oneri e deroghe al PRG) può costituire un pericolosissimo precedente: siamo infatti certi che, quando in futuro ci saranno altre amministrazioni, esse non esiteranno ad appellarsi a questa Memoria per redigerne di altre che comprendano anche i cinema chiusi dopo il 31 dicembre 2012. Si incentiverà così l’abbandono delle sale, nella speranza per i proprietari che arrivi una nuova Memoria che comprenda anche quelle chiuse dopo il 2012, provocando dunque un vertiginoso aumento degli affitti. Del resto, la stessa “Delibera Nuovo Cinema Paradiso” si è indebolita ogni 10 anni: nel 1995 fissava all’85% la superficie ad uso culturale tutelata, nel 2005 tale limite è stato portato al 50%, ed oggi nel 2015 la “Memoria” auspica l’abbattimento anche di quest’ultima barriera. E’ evidente che tale debolezza ha portato in passato a scempi come quello del cinema “Etoile”, così come quello tentato (e speriamo sventato) al “Metropolitan”, e che porterà i proprietari delle sale a sperare in norme ancora meno restrittive nel 2025.
Probabilmente il tutto nasce da un presupposto errato, cioè l’accettazione dell’esistente: le sale sono vuote, convertiamole. Una sequenza non preceduta da un reale tentativo d’intervento culturale e sociale su questi spazi. Perché non proporre invece di mettere a bando la loro riattivazione in quanto sale per il cinema, integrate esclusivamente da funzioni sociali e culturali, facilitando tale processo con riduzioni di oneri, incentivi edilizi ed uno speciale sportello velocizzato per il rilascio dei dovuti permessi? Le sale di proprietà comunale più aggravate da una condizione di fatiscenza potrebbero, inoltre, essere assegnate gratuitamente in cambio della loro riattivazione e ristrutturazione, facilitando dove lo si riterrà opportuno la loro riconversione in cityplex (come a Parigi, Londra, Istanbul o Lione) o in mediateche dedicate al cinema, del tutto assenti sul territorio romano; o, ancora, in biblioteche o aule studio.
Ma ancor prima di ogni passo, occorre portare a termine il censimento indicato dalla Direttiva del Ministro Franceschini concernente la sale cinematografiche di interesse storico, al fine di valutarne con cura la singole esigenze di tutela, nonché il rapporto di ogni diversa sala con il territorio circostante e con tutta la città.
Solo così saremo certi di non regalare nulla alla speculazione edilizia e dare, anzi, una nuova prospettiva di rigenerazione alla città di Roma.
Successivamente, convinti che i cinema non debbano rimanere chiusi, nella situazione in cui non si siano trovate soluzioni e che la sala non sia vincolata dal MiBACT, previo studio del territorio e mantenendo uno sguardo ampio su tutta la città, saremo pronti a capire insieme, e in maniera partecipata, in quali territori potrà invece essere utile una riconversione – di certo non oltre il 50% e senza alcuna diminuzione di oneri concessori, che potranno anzi essere invece vincolati alla riqualificazione di sale ancora attive o da riattivare, impedendo in futuro gli stessi rischi delle prime.
Eccoci allora disponibili, come faremo già quando venerdì 3 Marzo una nostra delegazione riporterà questi nostri ragionamenti alla riunione congiunta delle Commissioni Cultura e Urbanistica dell’Assemblea Capitolina, a costruire quella rete innovativa da voi citata, non per interessi e soggetti diversi, ma per studi, proposte e programmi di attivazione concreti e preventivi – aggiungiamo noi, del tutto assenti alla data di oggi.

 

18/02/2015 - ANACronista / Notizie ANAC
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