L’Associazione Nazionale Autori Cinematografici fin dal dibattito preliminare all’approvazione della Legge del 2016 ha posto l’accento sul ruolo che i sostegni selettivi possono avere per la produzione di cinema italiano indipendente, improntato ai nuovi linguaggi e alle storie innovative, pertanto ritiene opportuno intervenire sulla discussione apertasi in riferimento alla mancata attribuzione del contributo a C’è ancora domani di Paola Cortellesi.

L’ANAC ha sempre sostenuto che i sostegni selettivi debbano essere considerati come uno strumento trainante dei progetti e non siano accessori come è accaduto finora. Va infatti cambiato il senso con il quale lo Stato da deciso di assegnarli. Gli attuali decreti attuativi prevedono, da parte di chi fa la richiesta, la presentazione dei contratti con il distributore, con il broadcast, con gli attori e con l’eventuale co-produttore straniero. Vale a dire: si considera fondamentale per il progetto la valutazione già effettuata da terzi con logiche che spesso non coincidono con l’idea di aiutare nella fase embrionale i progetti estranei alle logiche prevalenti del mercato.

Noi riteniamo che debba accadere il contrario, vale a dire che il sostegno sia assegnato a progetti che gli esperti considerano validi sostenendoli con la propria valutazione positiva, segnalandoli in tal modo agli operatori della filiera. Una sorta di bollino di qualità accompagnato dal primo sostegno finanziario. Il produttore una volta ottenuto il selettivo potrà valersi di ciò per trattare da una posizione più forte con i suoi interlocutori e trovare gli ulteriori finanziamenti. Naturalmente la qualità della valutazione dipende dalla qualità degli esperti che va elevata il più possibile. Sceneggiatori, registi, produttori, critici distributori e anche esercenti devono impegnarsi a migliorare la qualità delle scelte mettendosi a disposizione delle commissioni.

Per un principio etico e di solidarietà, infine, l’utilizzo dei selettivi dovrebbe essere prioritariamente riservato alle piccole e medie imprese di produzione. Pensare infatti che le mini-major del cinema italiano, che possono già contare sul credito d’imposta per decine di milioni, aspirino anche alle limitate risorse del selettivo, ci sembra scorretto e inopportuno.

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