Relazione del Presidente Francesco Ranieri Martinotti all’ Assemblea elettiva del 14 dicembre 2020

Relazione del Presidente Francesco Ranieri Martinotti all’ Assemblea elettiva del 14 dicembre 2020

 Comincerò questa mia relazione con una considerazione personale e poi parlerò di ciò che è stato fatto dall’esecutivo uscente.

Sono stato eletto presidente dell’ Anac in un periodo non facile, era il 2015.

  • Un periodo segnato dalla progressiva scomparsa delle principali figure di riferimento dell’ associazione, Scola, Gregoretti, Arlorio, Sani, Arnone…
  • segnato da profonde fratture interne,
  • nonché dalla crescente marginalizzazione dell’Anac dovuta al predominio acquisito dall’associazione degli autori alternativa alla nostra che sempre di più ha cercato il consenso aderendo in maniera acritica e passiva alle politiche dell’Anica.
  • A questo vanno aggiunti i fattori politici che hanno visto nuove scissioni tra i partiti della sinistra oltre a una perdita significativa del ruolo di intermediazione delle associazioni per effetto delle politiche dei governi che si sono succeduti in questi anni.

Accettai l’incarico non solo perché come autore avevo partecipato, come tanti di voi, alla vita associativa per quasi 30 anni e sentivo che era arrivato il momento di assumere questa responsabilità, ma anche perché, nelle vesti di direttore del festival francese di Firenze, avevo favorito un processo di riforma della legge cinema sul modello francese che si era tradotto in un disegno di legge a firma Di Giorgi-Zavoli.

Nonostante i contenuti del testo fossero quelli per i quali ci eravamo battuti da sempre nell’Anac, come la costituzione del Centro Nazionale del Cinema e dell’audiovisivo e la Tassa di scopo, la diffidenza di tanti colleghi nei confronti di una proposta di legge proveniente da una senatrice renziana, da una parte, e la mancanza di unità degli autori, dall’altra, ci hanno fatto perdere un’occasione unica e hanno favorito l’approvazione di un decreto legge predisposto repentinamente dal governo presieduto da Renzi, proprio per bloccare quella proposta. Un decreto ispirato al sistema anglosassone incentrato quasi interamente sulle agevolazioni fiscali, in sostanza sul tax credit.

Nonostante il testo della nuova legge fosse stato blindato dall’Anica, con l’avallo dei 100 autori (ricordo un’accesissima discussione con Andrea Purgatori e Francesco Bruni ), un’incessante azione fu svolta da noi per cercare di migliorarlo nel dibattito parlamentare suggerendo numerosi emendamenti.

Insieme a un ristretto gruppo di soci ci confrontammo anche con l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e gli consegnammo un documento critico. Riuscimmo così a incontrare il Ministro Franceschini pochi giorni prima della votazione del testo al Senato, ma l’impostazione generale era ormai decisa e il tentativo di aumentare almeno il plafond dei selettivi con lo storno dei costi di Cinecittà Luce, della Biennale e del CSC che erano stati inseriti in quel capitolo di spesa, non andò a buon fine: l’intero settore era schierato a favore della legge.

Noi eravamo gli unici ad avere riserve, in sintesi noi dicevamo che nella legge c’era poca cultura e molta impresa. Anica e Apa (all’epoca Apt presieduta da Marco Follini), che miravano a massimizzare il tax credit, saldarono un’alleanza troppo forte per essere indebolita dalla sola azione di contrasto dell’ Anac.

Abbiamo partecipato successivamente all’elaborazione dei decreti attuativi, cercando di creare un fronte alternativo con quei segmenti della filiera con i quali avevamo maggiori affinità (Cna, Agci e Fice), abbiamo presentato le nostre istanze al Consiglio superiore dell’audiovisivo e alla Direzione generale cinema con margini di manovra assai limitati.

Seppur tutto questo non abbia dato i risultati sperati l’anac è nel frattempo tornata ad essere presente nel dibattito generale come interlocutore preparato e credibile.

Parallelamente è stata avviata un’azione incisiva per rilanciare l’immagine dell’associazione .

Innanzitutto con la creazione del premio Carlo Lizzani, intitolato proprio ad uno dei nostri presidenti. Dal 2015 il premio, destinato all’esercente più coraggioso che abbia valorizzato nella propria sala il cinema d’autore italiano, fa parte dei riconoscimenti collaterali della Mostra di Venezia.

La presenza dell’Anac è stata rilanciata anche in ambito Siae e questo grazie alla sapiente tessitura diplomatica realizzata da Alessandro Trigona Occhipinti che ha favorito un’ alleanza elettorale e ha visto tutte le associazioni degli autori presentarsi unite all’assemblea elettiva.
Di conseguenza gli autori del cinema e dell’audiovisivo hanno coagulato le forze e accrescendo il loro peso negli organi istituzionali della Siae, il che ci ha consentito di essere tra i protagonisti della battaglia per l’approvazione a Bruxelles della direttiva del diritto d’autore.
Su questo versante vorrei anche ricordare che già cinque anni fa in numerose occasioni pubbliche come convegni, incontri, riunioni al Ministero, siamo stati tra i primi a porre ripetutamente la questione delle OTT e della Web Tax.

Il ruolo dell’ Anac nelle istituzioni del cinema ha avuto un rilancio anche con la nostra presenza nel Consiglio direttivo del David di Donatello, presenza caldeggiata da Giuliano Montaldo, che saluto con affetto, una presenza quella dell’Anac che rappresenta uno sguardo non allineato e indipendente a garanzia di una più adeguata trasparenza all’interno di questo organismo.

Anche le iniziative come “Anac a 360 gradi” realizzata con i giovani critici di Quinlan alla Casa del Cinema e che ha posto l’accento sugli autori del cosiddetto cinema di genere iscritti all’Anac come Lenzi, Deodato, Bianchini… nonché la partecipazione del documentario “work in progress” 65 volte Anac alla Festa del cinema di Roma, hanno confermato un nuovo dinamismo dell’Associazione.

Più recentemente abbiamo realizzato un progetto di cui si era tanto parlato negli anni passati e che grazie a Umberto Marino siamo riusciti a concretizzare: la Scuola di sceneggiatura Leo Benvenuti. La scuola che conta su un comitato scientifico composto tra gli altri da Gabriele Manetti e Nicola Guaglianone (entrambi ex- allievi di Benvenuti), Pupi Avati, Carlo Verdone, ha chiuso il suo primo anno con risultati incoraggianti e ha avviato la sua seconda annualità in questi giorni.

Sono intanto proseguite le iniziative già consolidate da tempo come Percorsi di cinema e Cinema nelle Biblioteche che rientrano nelle attività formative e di promozione sulle quali si impegnano da sempre Alessandro Rossetti, Pierpaolo Andriani, Tino Franco, Ernesto Caprio e Paolo Bianchini. Paolo sta formando una gruppo di giovani ai quali insegna il mestiere sul campo. Un film è stato già realizzato e un altro si trova attualmente al montaggio. Lo ringraziamo per questo lavoro.

E per finire lasciatemi citare la realizzazione della piattaforma AnacKino che ha preso forma in questi giorni grazie a un’associata di lungo corso come Emanuela Piovano, che ringrazio per essere tornata attiva nell’associazione. Con lei siamo riusciti a realizzare in tempi strettissimi la maratona on line per i 90 anni di Maselli, appena 5 giorni fa.

Grazie a Francesco Cenetiempo, nostro responsabile nel Friuli-Venezia Giulia, abbiamo valorizzato la nostra presenza e i rapporti in quella regione e abbiamo avuto molte iscrizioni, saluto quindi i nostri nuovi soci che oggi partecipano per la prima volta ad un assemblea dell’Anac, insieme anche agli allievi della scuola Benvenuti.

Capitolo a parte è quello delle iscrizioni. Negli ultimi anni c’è stato un incremento dei soci che però deve essere ulteriormente incoraggiato. Ricordo, tra le altre, le iscrizioni di Laura Morante, Piazza e Grassadonia, Alessandro d’Alatri, Steve della Casa, la riconferma di Michele Placido… Mentre a livello internazionale abbiamo consegnato la tessera d’onore dell’Anac a Mohsen Makhmalbaf, Michel Hazanavicius e a Robert Guediguian.

In ogni caso tutto ciò non si sarebbe potuto ottenere senza l’instancabile collaborazione di Alessandro Rossetti, sia in qualità di socio esperto che era stato accanto a Carlo Lizzani, quando fu presidente dell’Anac, sia in qualità di tesoriere. Con lui abbiamo tra l’altro stabilizzato le risorse dell’Anac che oggi possono contare su un tesoretto che ci rende più agili e indipendenti nelle attività da svolgere. Di questo ve ne parlerà lui stesso dopo di me, presentandovi il bilancio.

In conclusione credo di aver svolto il mandato insieme all’esecutivo nel migliore modo possibile e di aver contribuito a superare una fase molto delicata.

Naturalmente ringrazio e saluto tutto l’esecutivo uscente e Lucio Gaudino che è stato assente per qualche tempo e spero torni presto a pungolarci. Oltre a coloro che ho già citato, ringrazio Giacomo Scarpelli che mi ha sempre consigliato con saggezza e lealtà. Ringrazio Antonio Falduto e Enrico Caria per l’amicizia dimostrata. Ringrazio Monia Cappuccini per la sua pazienza e Cristina Santilli che oltre a seguire i social, mette ogni giorno discretamente a disposizione la sua profonda conoscenza della storia dell’Anac per facilitare il lavoro di tutti. Infine saluto e ringrazio questa importante assemblea nelle cui mani rimetto il mandato di Presidente.

Roma, 14 dicembre 2020

18/12/2020 - ANACronista / Notizie ANAC
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