“Ad occhi aperti: il cinema va a scuola” – intervento di Alessandro Rossetti “Un sistema integrato nella formazione”

Si è svolto domenica 5 agosto presso la sala Laguna, all’interno delle Giornate degli Autori, l’incontro “Ad occhi aperti: il cinema va a scuola”,  sulla  necessità di uno sviluppo integrato all’offerta formativa all’interno della scuola italiana;  di un percorso didattico dedicato al cinema e alla valorizzazione del Piano nazionale di educazione all’immagine per le scuole promosso dal Ministero dell’Istruzione e dal Ministero della Cultura. 

Ha presentato Silvia Jop de l’Isola di Edipo, e introdotto e moderato Francesco  Ranieri  Martinotti presidente dell’ANAC.
Sono intervenuti: Bruno Zambardino (MIC), Piera Detassis, Paolo Bianchini (Alveare  Cinema – tutor della regia del progetto realizzato Liceo Artistico Donato Bramante, Roma), Anna  Maffi (referente progetto Liceo Artistico Donato Bramante, Roma), Esmeralda  Calabria (Akti, Scuola Montessori, Roma), Martina Masini (Guggheneim, referente progetto LAS M. Guggenheim, Venezia), Alessandro Rossetti (Consigliere  Anac, tutor della sceneggiatura del progetto  realizzato dal Liceo Artistico Donato Bramante, Roma), Valeria  Doddi (Esperta  formatrice)

 Alla fine dell’incontro sono stati presentati i lavori conclusivi realizzati nell’anno 2020/2021: Liceo Artistico Donato Bramante di Roma, Scuola Montessori di Roma e il LAS M. Guggenheim di Venezia. 

Riportiamo l’intervento dello sceneggiatore Alessandro Rossetti, consigliere  ANAC e tutor della sceneggiatura del progetto  realizzato dal Liceo Artistico Donato Bramante, Roma

“Nel mio intervento voglio porre l’attenzione sul metodo, sull’organizzazione e sulla programmazione.

Il film che vedremo tra poco: “Qualcos’altro… che ancora non c’è” non è   stato realizzato per un caso fortuito. È stato possibile   realizzarlo grazie ad una seria organizzazione che ha permesso una altrettanto seria programmazione.

Prima di questo film ne è stato fatto un altro: Frammenti. Anch’esso presentato alle Giornate degli Autori, poi proiettato alla Festa del Cinema di Roma, poi portato in decine di scuole e biblioteche e infine, circa un mese fa trasmesso da Rai 5.

Se il primo film Frammenti era stato già un caso –   100.000 euro di finanziamento che – tolte IVA e costi di amministrazione erano diventate 70.000 – il   secondo – quello che vedrete   oggi – è stato   realizzato con 30.000 euro. E in un periodo storico   eccezionale – in piena pandemia.

Questi film – lo ripeto affinché   sia chiaro – non sono il frutto del caso. Sono il   risultato  fisiologico di una seria organizzazione e programmazione.

Per l’Anac è stato naturale affiancare Alveare Cinema di Paolo Bianchini e Paola Rota.
Bianchini è un socio storico dell’Anac.
La formazione fa parte delle finalità storiche   dell’Anac fin dalla sua fondazione nel lontano 1952. Ed è stato   naturale   portare   nel lavoro gli insegnamenti, le tematiche, le idee estetiche dei padri fondatori … a partire da Zavattini.

Tanto che – simbolicamente – la prima giornata di lavorazione del primo film Frammenti è stata girata al Tufello – il quartiere di Roma dove ha sede la scuola Bramante – proprio nella Piazza dedicata al film Ladri di Biciclette.

Ma quali sono gli elementi speciali di questa organizzazione?

Il primo elemento essenziale:   da subito i ragazzi sono   i protagonisti del progetto. Sono loro il centro e il motore di ciò che si deve realizzare. Non sono spettatori passivi di qualcuno che insegna loro qualcosa.

Il secondo elemento: Alveare Cinema e Anac hanno messo a disposizione dei ragazzi l’esperienza di numerosi professionisti.
Professionisti in grado di assecondare e far germinare il seme della creatività   che ognuno di questi ragazzi ha in sé.    

Tutto il lavoro fatto può diventare un modello ripetibile.
Una “best practice” come direbbero   In Europa.

Occorre da subito   cominciare a determinare le basi.

Il Piano Nazionale dell’educazione alle immagini nelle   scuole è ancora in una fase embrionale.
Il Protocollo triennale Mic-Mi   è un giusto passo.

Ma i Bandi finora sono stati sbagliati nei tempi e nei modi.
Nei tempi: perché non tengono assolutamente conto dei tempi scolastici che per progetti simili vanno da   fine settembre a fine marzo. I bandi non possono essere fatti a fine luglio/agosto (bene che va).   Il risultato del bando non può arrivare a dicembre (bene che va).    

Bandi sbagliati nei modi: perché il lavoro non può essere estemporaneo. Basato sulla vincita occasionale di un bando. Oggi ci sei, domani chissà.
Anche i bandi – in questa fase iniziale – dovrebbero essere almeno triennali per dare appunto il tempo della programmazione.

Ma si può e di deve andare ben oltre…

Dovremmo  seguire veramente le indicazioni che vengono fornite dal Next Generation Eu e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza   dove si parla di valorizzare la formazione, agganciarla al lavoro e di rilanciare il territorio e le strutture territoriali   a partire dalle biblioteche.

Non si può essere efficaci senza dare vita a forme di cooperazione e dialogo costante che diano spazio a tutte le parti interessate a livello locale, nazionale e, perché no? Sovranazionale.

Solo favorendo l’interazione tra la scuola e i giovani e i rappresentanti del mondo dell’impresa,   del lavoro, delle istituzioni, della società civile, dell’università sarà possibile offrire una   formazione adeguata, una risposta d’insieme alle sfide che abbiamo davanti.

Siamo nel pieno della “Quarta rivoluzione industriale”. Una rivoluzione che sta cambiando profondamente il mondo con una velocità mai sperimentata prima.

È necessario dare vita a modelli flessibili e collaborativi che vedano il coinvolgimento di tutte le parti interessate, di tutti gli stakeholder, che proponga uno spazio per l’interazione di attori pubblici e privati, per gli studenti,   i professionisti, gli imprenditori, che sappia valorizzare le menti più brillanti.

Tutto questo è possibile. Noi lo   stiamo sperimentando da anni.   Dal 2016 l’Anac è anche impegnata nel progetto che si chiama Cinema nelle biblioteche   e che è stato utilissimo nel valorizzare il lavoro di questi ragazzi.
Occorre costruire per il futuro. Parafrasando il titolo del film “qualcos’altro…che ancora non c’è”.  Qualcosa che si innesti virtuosamente nella quarta rivoluzione industriale. Immaginiamo un sistema integrato: Formazione – Lavoro – promozione – welfare

  • La formazione deve essere affiancata e guidata dal lavoro professionale.
  • I lavori realizzati devono avere uno spazio garantito per la giusta promozione:   affinché il lavoro dei giovani e il lavoro dei professionisti non finisca in un cassetto non appena finite le riprese. Come accade ora.
  • E tutto deve essere inserito in un sistema di welfare   che mitighi le incertezze di un lavoro intermittente.

Creare un meccanismo virtuoso   che   sfrutti il lavoro professionale per trasmettere conoscenza e dia prospettive ai giovani.     Un meccanismo   “win-win” in cui tutte le parti siano vincenti e dove lo Stato, la parte pubblica, riesca ad ottenere il massimo dalle risorse messe a disposizione.

Un sistema dove si crei realmente una comunità cinematografica viva e dalle grandi potenzialità.

Questo sistema è possibile.

3 giorni fa, qui a Venezia, è stato annunciato dall’Anac e dalla SLC CGIL   l’inizio di un lavoro da svolgere nei prossimi mesi.  

In quell’incontro si è parlato di nuovo dell’importanza della formazione.

Bene

Nel lavoro che si avvierà noi porteremo le nostre proposte che sono già pronte e saranno messe a  disposizione delle Istituzioni.”

 

 

 

 

05/09/2021 - ANACronista
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