ANAC - Associazione Nazionale Autori Cinematografici

 
 


18 luglio 2018

 
Si è tenuto oggi – 18 luglio 2018 – al Collegio Romano l’incontro del ministro Bonisoli e della sottosegretario con delega al cinema Borgonzoni. Il ministro ha ascoltato con attenzione l’intervento Anac prendendo appunti, in particolare sulla necessità di aumentare le risorse inserendo nel prelievo fiscale anche le Ott e sull’urgenza di stornare i costi degli Enti pubblici dai selettivi.
 
Questo il  documento Anac presentato.
 
 

 

La scomparsa di Carlo Vanzina
8 luglio 2018

 

Carlo Vanzina se ne andato, ancora giovane e pieno di creatività. Sì, Carlo era erede della grande famiglia del cinema italiano, dell’arte della commedia, ma soprattutto era uno degli ultimi artisti del “noi”. I padri di quel cinema, di cui era figlio in tutti i sensi, praticavano infatti il principio del porsi un passo indietro rispetto a ciò che si crea. Carlo non soltanto praticava il “noi” lavorando in coppia con Enrico (cui va tutto il nostro affetto e una grande abbraccio), ma appunto si teneva in disparte, realizzava film, non cercava celebrazioni. Anche per questo Carlo è rimasto giovane sino alla fine, non solo anagraficamente. Le celebrazioni di dopo vengono ora.

Giacomo Scarpelli per l’ANAC


 

ELEZIONI SIAE 26 luglio 2018 – tutte le informazioni
4 luglio 2018

 

Dopo le mancate elezioni SIAE del 13 giugno scorso, dovute al malfunzionamento del voto elettronico, l’Assemblea degli Associati è stata  riconvocata per il prossimo 26 luglio 2018 a Roma presso il Palazzo dei Congressi sito in Viale della Pittura, 50 di fronte la sede SIAE di Roma-Eur.

L’ordine del giorno prevede:

1) la nomina dei 36 componenti del Consiglio di Sorveglianza (i quali in seguito  eleggeranno il Consiglio di Gestione ed il Presidente della SIAE);

2) l’adozione delle linee guida SIAE di competenza dell’Assemblea generale;

3) l’eventuale decisione di nominare l’Assemblea dei delegati composta da 32 membri.

Ogni associato può partecipare all’Assemblea generale in 3 modi, purché in regola con il pagamento della quota associativa 2017:

1) partecipando personalmente all’Assemblea;

2) delegando un rappresentante che partecipi personalmente all’Assemblea;

3) votando on-line da remoto nello stesso giorno e ora dell’Assemblea.

Ogni associato può esprimere 1 voto più tanti voti quanti sono i diritti d’autore lordi incassati nel corso del 2017. Chi è iscritto al nuovo portale SIAE può accedere e vedere il montante di voti esprimibili presente nella sezione “Elezioni”.

VOTO IN ASSEMBLEA A ROMA E PREVENTIVA REGISTRAZIONE

Per poter partecipare e votare nell’Assemblea a Roma, gli associati e i portatori di deleghe dovranno preventivamente essere in possesso del “biglietto di ammissione all’Assemblea” contenente il numero di voti esprimibili (vedi qui il fac-simile  scaricato dal Nuovo Portale SIAE).

Tale biglietto di ammissione:

1) viene inviato tramite la PEC gratuita che SIAE ha attivato a tutti gli associati;

2) può essere scaricato dagli associati registrati al nuovo Portale SIAE (sez. “profilo”);

3) può essere ritirato direttamente a Roma prima dell’inizio dell’Assemblea.

Oltre al “biglietto di ammissione” sono necessari i seguenti documenti:

1) per l’associato Autore, il proprio documento di identità;

2) per l’associato Editore (Ditta individuale, Società/Ente), un’autocertificazione del titolare/legale rappresentante ed il suo documento d’identità.  

LA DELEGA AL VOTO

L’associato Autore o Editore che intenda delegare il proprio voto può farlo a favore di qualsiasi persona (anche non associata SIAE) ad eccezione dei componenti uscenti degli Organi sociali e dei dipendenti della SIAE.

Ogni persona eventualmente delegata non può portare in Assemblea più di 10 deleghe.

La delega va compilata in ogni sua parte, specificando la sezione (o le sezioni) di appartenenza (Musica, Dor, Lirica, Olaf, Cinema) dell’associato autore e, nel caso di Editore delegante, la delega deve riportare tutti i dati dell’impresa. 

L’associato delegante (Autore o Editore) deve autenticare la propria firma dal Notaio, dal Cancelliere del Tribunale o in Comune. In quest’ultima ipotesi, considerata la differente interpretazione delle norme, è consigliabile verificare preventivamente la disponibilità all’autentica. A riguardo leggi qui alcune info.

Scarica qui il modello di delega per gli Autori.

Scarica qui il modello di delega per gli Editori.

E’ bene ricordare che gli Editori, oltre alla delega, dovranno firmare anche l’autocertificazione del titolare/legale rappresentante. Tale autocertificazione, a differenza della delega, NON deve essere autenticata ma dovrà essere esibita in originale.

N.B.: è possibile firmare la delega elettronicamente a mezzo di apposito strumento di firma digitale (rilasciato da Camera di Commercio, Aruba, ed altri intermediari abilitati) e NON con la semplice scansione della firma. In tal caso la delega va inviata esclusivamente a mezzo PEC entro le ore 11:00 dell’11 giugno 2018 all’indirizzo PEC della SIAE: elezioni2018@pec.siae.it    

Per autenticare le nuove deleghe, la notaio Francesca Bissatini, Via Gioacchino Rossini 7, 06/68.61.642, è disponibile a ricevere i delegati e i deleganti al voto martedì 10, 17 e 24 luglio, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 18.

PER ISCRIZIONE MODALITA’ VOTO ELETTRONICO (SOLO DA REMOTO)

Gli associati che vorranno utilizzare la modalità del voto elettronico possono comunicarlo al numero 06 5990.5990 da oggi e fino al 9 luglio (domenica 8 luglio esclusa). Il numero sarà attivo dalle ore 9.00 alle ore 17.00 fino al 7 luglio e dalle ore 9.00 alle ore 14.00 del 9 luglio. In alternativa  possono comunicare di voler utilizzare il voto elettronico  scrivendo all’indirizzo:assembleagenerale2018@siae.it . Tale servizio è attivo dal 2 al 9 luglio, domenica inclusa.

SUPPORTO

Per richiedere supporto alla SIAE è possibile chiamare il n. tel. 06 59905400 o inviare una richiesta di assistenza mediante il seguente link: www.siae.it/it/supporto


 

Elezioni SIAE 13 giugno 2018 – liste TED 2018 Cinema
4 giugno 2018

 

Cara/o collega,

il 13 giugno, la SIAE rinnoverà i propri organi sociali in un momento estremamente complesso sia per l’incertezza del quadro politico, sia per quella che riguarda il nostro settore. Soprattutto a livello internazionale si prospettano una serie di scenari di utilizzo e sfruttamento delle nostre opere audiovisive che impongono e pretendono, da parte di tutti gli autori, la massima attenzione. E questo, come avrai saputo, nel momento in cui il monopolio della Siae è venuto meno ponendo a rischio l’efficacia stessa della tutela delle nostre opere e dei relativi diritti d’autore, segnatamente da parte dei nuovi operatori che utilizzano il Web.

Questo ci ha portato, a partire dall’incontro che organizzammo a Firenze nel 2016, a ricercare e ritrovare un’unità d’intenti con le altre Associazioni di categoria del nostro settore (100Autori, WGI, DOC.IT, ASIFA, AIDAC) non solo per ribadire i notevoli traguardi ottenuti, nella scorsa consigliatura, dalla Sezione Cinema della SIAE, ma per consolidarne i risultati, ponendoci l’obbiettivo di ottimizzare al meglio le tutele. Tutti insieme, quindi, per queste elezioni abbiamo dato vita a una Lista Unitaria, denominata TED 2018, nella quale, a rappresentare l’ANAC, sarò io stesso, in qualità di Presidente, a significare la valenza politica che tali elezioni hanno e possono avere. Forti, vogliamo essere forti e ben presenti nella tutela degli interessi della nostra grande categoria di cui siamo, da sempre, gli storici rappresentanti.

Per ulteriori chiarimenti ti invitiamo a consultare i documenti in allegato (Liste Cinema elezioni Siae 2018 e Vademecum); il sito della nostra coalizione SIAE (http://www.siaenext.com); il sito Anac (www.anac-autori.it) e il sito stesso della SIAE (https://www.siae.it/it/elezioni) e, a votare il 13 giugno la LISTA TED 2018 CINEMA in nome di un’unità degli autori che va ricercata, perseguita e conseguita nell’interesse comune.

A garanzia del miglior svolgimento delle elezioni sono state predisposte procedure telematiche che si affiancano a quella tradizionale, per avere ogni chiarimento su quella che vorrai utilizzare puoi contattare la segreteria dell’ANAC al numero  347-3568530 oppure chiamare direttamente Alessandro Occhipinti Trigona al 320-3246964.

Cordialmente
Il Presidente ANAC – Francesco Ranieri Martinotti

Liste Cinema elezioni Siae 2018

Vademecum


 

Cinema, tutte le criticità della nuova legge. Intervento di Francesco Ranieri Martinotti (Anac)
8 maggio 2018

 

Riflessioni dell’Anac a partire dall’articolo di “Key4biz” del 27 aprile 2018 : la ripartizione delle risorse pubbliche a favore del cinema e lo scardinamento delle “windows” tra le criticità della legge Franceschini.

Il link all’articolo, che riportiamo integralmente qui sotto.

Abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo un intervento del Presidente dell’Anac (Associazione Nazionale Autori Cinemografici) un contributo che prende spunto dall’articolo di Angelo Zaccone Teodosi su “Key4biz” del 27 aprile, e propone una serie di considerazioni critiche sulla nuova cinema legge ed audiovisivo cosiddetta Franceschini-Giacomelli.

Abbiamo letto con attenzione e apprezzato l’articolo intitolato Cinema, in arrivo i 400 milioni della nuova Legge. Ripensamento sulle ‘windows’?di Angelo Zaccone Teodosi, pubblicato il 27 aprile 2018 su “Key4biz”, e vorremmo approfittarne per lanciare una nostra riflessione sui due temi sollevati: la ripartizione delle risorse annuali destinate al cinema e all’audiovisivo e le cosiddette “windows”.

In prima battuta, ci permettiamo di fare una precisazione rispetto al citato coinvolgimento dell’Anac nell’elaborazione della legge Franceschini / Giacomelli. Più che “minore” e “tardivo”, il nostro coinvolgimento è stato “inesistente”.

L’equivoco sulla definizione nasce dall’ambiguità di una procedura che negli ultimi tempi sempre più spesso è invalsa nelle fasi di elaborazione delle riforme: si fa circolare una bozza tra le associazioni di categoria, si raccolgono osservazioni, eventuali proposte di emendamenti, si organizzano a volte audizioni informali, ma alla fine si lascia tutto com’era stato pensato e scritto originariamente. Il fine di queste pseudo-consultazione è proprio quello di poter dire: “abbiamo ascoltato tutti… abbiamo coinvolto tutti…

Molte delle osservazioni che noi avevamo formulato riguardavano proprio i temi affrontati nell’articolo di Zaccone Teodosi, primo fra tutti quello relativo alla costituzione del Centro Nazionale del Cinema e dell’Audiovisivo, che a nostro avviso poteva agevolmente nascere dalla trasformazione della Direzione Generale Cinema del Mibact. Il che avrebbe dato agilità e sveltezza alla capacità di analizzare i processi di cambiamento in atto nel settore con la conseguente possibilità di elaborare immediati provvedimenti in grado di gestire gli stessi. Il caso della cronologia dei media (le “windows”) è proprio uno di quelli che si sarebbero potuti affrontare e risolvere nell’ambito di un’istituzione più rappresentativa delle istanze generali, maggiormente autonoma e priva dei tanti lacci e lacciuoli ministeriali.

Un altro aspetto che avevamo evidenziato era l’eccessivo sbilanciamento tra le risorse assegnate in modalità automatica e quelle in modalità selettiva, il che rappresenta la volontà di sostenere non in pari misura la parte industriale e quella artigianale del cinema italiano.

Dall’analisi del decreto ministeriale di “riparto 2018” del nuovo Fondo per lo Sviluppo degli Investimenti nel Cinema e nell’Audiovisivo citato da Zaccone Teodosi, si evince esattamente questo: l’8 % delle risorse annuali complessive (circa 32,1 milioni su 400), sono assegnate in forma selettiva, sulla base appunto di una valutazione del contenuto delle domande, il 70 %, circa 276,9 milioni, in modalità automatica (considerando il “tax credit” una forma di automatismo). Il restante 22 % è assegnato alle altre voci (38,1 costi fissi biennale, Csc, Istituto Luce + 12 insegnamento + 30 ristrutturazione sale + 10 digitalizzazione).

Lo sbilanciamento denunciato è la rappresentazione in termini numerici dello spirito della riforma che è stato più volte rivendicato da chi l’ha ispirata, vale a dire fare crescere le aziende italiane dell’audiovisivo per portarle ai primi posti della graduatoria europea, si assume infatti cha la prima delle società italiane è solo venticinquesima. Un indicatore significativo di tale visione lo troviamo già nei vecchi decreti attuativi sul credito d’imposta, dove il massimale del “tax credit” è di 20 milioni di euro per ogni singola impresa (10 per il cinema e 10 per l’audiovisivo).

Chiariamo subito che non siamo affatto contrari al principio per cui le imprese italiane debbano crescere, ma ciò deve avvenire in un quadro equilibrato di utilizzo delle risorse pubbliche, nel quale si consenta tanto la crescita delle medie imprese, quanto quella delle piccole e micro.

Anche lo strumento del “tax credit “può essere considerato utile e opportuno, e, come abbiamo più volte ripetuto, noi riteniamo che il relativo capitolo di spesa sia sottratto al Ministero delle Attività Culturali e assunto dal Ministero dello Sviluppo Economico o ancora meglio riferendosi ad uno sgravio fiscali, direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, come avviene in Francia.

Lo storno del “tax credit” dal Fondo di sostegno consentirebbe al Mibact di liberare 226,9 milioni e potrebbe riportare i contributi selettivi a valori più adeguati.

Anche la “straordinarietà” del cosiddetto “piano per il potenziamento delle sale” è stata da noi criticata e a pensarci bene in qualche modo essa rientra nella questione delle “windows”. Perché il piano è stato considerato straordinario, limitandolo a soli 5 anni con l’assegnazione di risorse decrescenti? Invece di ribadire con un sostegno strutturale, come quello alla produzione, il ruolo della sala e dell’esercizio, perché si è lasciato intendere che 5 anni dopo l’entrata in vigore della legge le risorse saranno stornate su altre voci del Fondo? È già stata decretata l’estinzione della sala per il 2021, anno in cui è prevista la fine del piano straordinario?

Tra le diverse osservazioni rimaste inascoltate, c’era anche quella relativa agli esperti competenti sull’assegnazione dei contributi selettivi. Sul tema, l’Anac ha sempre sostenuto che gli esperti dovessero essere di un numero superiore a cinque, essere remunerati e avere un mandato di 12 mesi al massimo. La difficoltà di trovare dei professionisti totalmente votati alla causa e pronti a sobbarcarsi un lavoro sproporzionato e complesso, ha determinato un notevole allungamento dei tempi per le nomine. Un ritardo che sta avendo gravi conseguenza sulle assegnazioni dei fondi e sulle produzioni che avrebbero dovuto partire nel 2017. Noi riteniamo che i contributi selettivi abbiano un’importanza strategica: attraverso tali incentivi infatti lo Stato svolge una funzione primaria, cioè quella di promuovere la creatività slegata dalle logiche commerciali, incoraggiando i nuovi talenti nell’intera filiera della produzione audiovisiva.

Tralasciamo volutamente di commentare il dispositivo che, ai fini del raggiungimento dei limiti di intensità di aiuto previsti dalla normativa europea, definisce come “film difficile” il film che sia distribuito nelle sale cinematografiche, in contemporanea, in un numero di schermi inferiore a quattrocento. Tale norma prevista nel “Bando per la concessione di contributi selettivi” all’art. 1. n.3 lettera n) iii ha il sapore della farsa, in quanto accorda la qualifica di “difficile” alla quasi totalità dei film prodotti in Italia.

Sulla cronologia dei media, infine, ha ragione Zaccone Teodosi nel porla tra le questioni fondamentali che la legge ha lasciato irrisolte, sottendendo a una mancanza di volontà generale di affrontarla.

A gennaio, a seguito della pubblicazione dei risultati della frequentazione del pubblico nelle sale italiane, con particolare riferimento alla inquietante riduzione del 46 % della quota della nostra produzione, scrivemmo un appello rivolto alle associazioni dei produttori, degli esercenti e a quelle dei nostri colleghi, categorie maggiormente coinvolte negli esiti negativi del “box office”, per condividere un’analisi e avviare un confronto franco sulle eventuali azioni da intraprendere insieme per evitare che a gennaio 2019 ci si ritrovi a commentare altri risultati negativi.

Gli unici a risponderci sono stati gli esercenti dell’Anec Lazio, con i quali intendiamo organizzare a breve un incontro, a partire dalla decisione del direttore del Festival di Cannes Thierry Fremaux di escludere dal suo programma i film prodotti da Netlifix, in quanto non sono destinati alla sala cinematografica. Una scelta che può suscitare polemiche, ma sbarra la strada alle ambiguità e ribadisce, piaccia o non piaccia, l’essenza e la priorità della Settima Arte della visione sul grande schermo. Nessun altro si è fatto vivo.


 

Petizione “Council of the European Union: Support Europe’s Screenwriters and Directors”.
2 maggio 2018

 

In aiuto agli scrittori europei per le difficoltà che stanno attraversando nel mercato digitale  per il rispetto del diritto d autore e la giusta retribuzione noi , l’ ANAC e le donne registe ed autrici associate , invitano a firmare la petizione lanciata da SAA e FERA,  e insieme ad EWA vogliamo rimarcare la cronica scarsità di rappresentanza delle donne registe/autrici del nostro settore . Ovviamente la cosa non sorprende ma riflette semplicemente la diseguaglianza di genere che ancora affligge l’Italia e l ‘Europa, per non dire il mondo .

Dear members and friends,
we’re sharing SAA’s petition to support European authors in the digital market.

Sign the Petition – Support Europe’s screenwriters and directors?

126 prominent screenwriters and directors across Europe have come together to call on the legislators of the European Union to seize the momentum of the adoption of the Copyright Directive in the Digital Single Market to support Europe’s creators in the online environment.
Read more about Society of Audiovisual Authors’s campaign.
Margarethe Von Trotta, Isabel Coixet, Julie Bertuccelli, Lynsey Miller, Diane Redmond and Susanna White are just some of the female screenwriters and directors who have signed the declaration calling for fair remuneration of European audiovisual authors. Today – on International Women’s Day (8 March) it is fair to also point out that not only is fair remuneration for authors a necessity but that there is also chronic underrepresentation of female directors and screenwriters in the film industry.

This is not surprising; it mirrors gender inequality in society at large. A spotlight has been put on the issue though thanks to recent European studies, and – we remind ourselves – today of all days –  that it is time to act!

At a first glance, when looking at the example of the UK, women in film studies and their entry into the film industry does not seem to be an issue. On the contrary, as many women as men study and enter the industry. Women are simply less often hired as directors, as evidenced by the Directors UK study.
A study from CNC (Centre national du cinéma et de l’image animée) shows a similar situation in France. It will take 51 years before as many women as men direct films. Between 2003-2012 only 1,372 films were directed by female directors alone, compared to 7,357 by male directors alone, according to the study by the Council of Europe. Between 2005-2014, 16.1% of low-budget films (under £500.000 (GBP)) were directed by women, and for big-budget feature films (over £30 million (GBP)) it was even lower; only 3.3% films were directed by women. Over a ten-year period, UK films directed by women increased by o nly a marginal 0.6%, concludes Directors UK. The figures are similar for Europe at large:  among top-grossing film directors, only 4.2% are women and among film writers the figure is 13.2%, as shown by a study by the European Parliament.

Gender inequality is about lack of awareness and stereotype of the director as a man. The study from Directors UK undertaken in 2014 talks about a culture of hiring the same male directors and a “perception that women may not be able to manage large, mainly male crews who, in turn, may feel uncomfortable being led by a woman. Some male lead actors do not like being directed by women”.

Gender equality is about equal access to the film industry and about the images shown on the screen. Most female directors tend to have a female protagonist and tell the story through the eyes of a female narrator. A typology that is very rarely found among the top productions by male directors. While films by women tend to be selected less frequently in official competitions at some of the major festivals, they nevertheless receive proportionately more awards. It shows the importance of promoting and supporting female directors and screenwriters, as their creative works play a key role in promoting gender equality, within the sector and society at large. At the end of the day, if women are not included on an equal footing behind and in front of the camera, film will never fully reflect the audience they serve.

Directors UK provides several recommendations of direct interventions to improve the number of women directors working in the film industry, including support, outreach and collecting information. Council of Europe’s ‘Strategy for Gender Equality in the Film Industry’ is aming for 50/50 by 2020.

The Swedish Film Institute is another example, ensuring that public funding is distributed equally between male and female directors. Supporting fair remuneration for the on-demand exploitation of screenwriters and directors’ works is a way to enable them to make a living from their work – men and women alike.


 

“Il box office e l’identità del cinema italiano” di Francesco Ranieri Martinotti
16 gennaio 2018

 

Gli sconfortanti risultati del cinema italiano per il 2017, con un calo del 46,35% degli incassi per la produzione nazionale e una riduzione costante di spettatori nelle sale, ci inducono tutti a una riflessione, soprattutto su quanto è stato detto e fatto negli ultimi anni da chi ha tenuto in mano il timone dell’industria del cinema e ha fortemente indirizzato la riforma dell’audiovisivo.

In particolare chi doveva difendere la specificità del cinema, come la principale associazione dei produttori cinematografici, ha perseguito l’idea che il futuro fosse nella serialità televisiva: è stata questa la linea dell’Anica quando era presidente Riccardo Tozzi, espressa lucidamente e con la coerenza di chi era stato il primo italiano a lavorare con Netflix, in un intervento alle Giornate professionali del cinema di Sorrento nel novembre 2015. Sul presupposto che il cinema in sala è morto ed è meglio che le imprese s’indirizzino verso la produzione seriale più libera e con sbocchi commerciali più estesi, svincolati dalle dinamiche dell’esercizio, si è spinto l’acceleratore, arrivando all’assoluta equiparazione normativa di cinema e audiovisivo della nuova Legge Cinema. Si compie così la definitiva metamorfosi del produttore, da cinematografico a meramente televisivo.

Potendo attingere alle stesse risorse per produrre sia film sia serie tv anche il produttore di cinema più coraggioso abbandona a poco a poco l’impervio e rischioso sentiero della distribuzione in sala per la più comoda e protetta autostrada della diffusione sui broadcast e internet. Questo, se è sicuramente un vantaggio per l’abbassamento del rischio d’impresa, non lo è affatto per l’innalzamento della qualità artistica dei film. Ma l’aspetto più grave, rispetto ai risultati negativi del 2017, è il fatto che progressivamente il pubblico perda la fiducia in ciò che gli viene proposto sul grande schermo. I film offerti sono infatti sempre di più degli ibridi tra cinema e fiction, quando non diventano veri e propri pretesti per il lancio di nuove serie. L’indeterminatezza si riverbera sul livello qualitativo della produzione che, perdendo il carattere di straordinarietà, allontana inesorabilmente il pubblico dalla sala.

La nuova Legge Cinema non è ancora operativa ed è evidente che non possiamo fare alcun collegamento tra la norma e risultati del 2017, ma c’è da supporre che se, a partire dal 2018, parte delle risorse, attraverso il tax credit e i sostegni automatici, andranno, come previsto, direttamente a quelle imprese che per la maggior parte hanno prodotto il cinema annacquato dell’annata trascorsa, ci sono molte probabilità che la riduzione degli spettatori continuerà anche nei prossimi anni. Senza considerare che nel 2018 non ci sarà l’auspicato incremento del fondo di sostegno, congegnato dalla legge sulla base dell’incremento fiscale prodotto da un maggior fatturato delle aziende del settore.

La questione della disaffezione del pubblico per la visione in sala non si risolve indirizzando le imprese di produzione cinematografica verso mete più facilmente raggiungibili, ma come ha scritto Alberto Barbera su La stampa, si contrasta migliorando la qualità dei film, aumentando la diversità dell’offerta, puntando sull’innovazione continua, oltre che, aggiungiamo noi, con un’attività capillare di educazione all’immagine e ai linguaggi del cinema rivolta alle nuove generazioni.

E se, per fortuna, da una parte la nuova legge ha previsto risorse per portare in maniera più sistematica il cinema nelle scuole, dall’altra, malauguratamente, ha assegnato scarse risorse ai contributi selettivi, quello strumento di sostegno pubblico pensato per favorire la realizzazione di storie originali, audaci, spiazzanti, in una parola sola appunto: innovative. La scarsità di risorse penalizza le imprese più piccole che hanno una maggior propensione alla ricerca e all’innovazione, a vantaggio di quelle più strutturate che realizzano film mainstream il cui livello di finanziamento è invece decisamente più elevato.

Deleteria è stata anche la frattura che si è aperta negli ultimi anni tra il settore della produzione e quello dell’esercizio. Una frattura profonda, che ha impedito una strategia comune per sostenere la visione del cinema in sala, per migliorare la qualità della fruizione e per favorire una vera collaborazione tra i due comparti, l’opposto di quanto avviene in Francia e per la verità anche laddove – come nella Corea del sud – è stato adottato in pieno il modello francese. Con una popolazione pari a quella italiana, entrambi questi paesi, hanno superato i 200 milioni di spettatori nel 2017, a fronte dei nostri 92 milioni. Mentre la percentuale di cinema nazionale laggiù supera il 35%, da noi solo il 17,64% degli spettatori ha scelto i film nostrani.

Proprio nella prospettiva di indirizzare la loro attività d’impresa verso il target Netflix, Amazon, Sky etc., i produttori hanno trascurato il rapporto con gli esercenti. Per i gestori e proprietari di cinema non c’è stata ancora la metamorfosi e finché manterranno la loro identità di imprenditori cinematografici continueranno a battersi a favore della visione sul grande schermo. Sono proprio gli esercenti a mantenere il contatto con il pubblico e lo conoscono forse meglio dei produttori, ne conoscono i gusti e le abitudini e hanno più volte lamentato una carenza di prodotto italiano valido da programmare nelle sale. Lo ha fatto soprattutto il circuito della Fice più attento alla sensibilità del pubblico. È innegabile che anche il comparto dell’esercizio deve avviare un processo di innovazione e cambiamento, come in parte già stanno attuando alcuni esercenti – tra cui Lionello Cerri, titolare dell’Anteo Palazzo del Cinema di Milano – tuttavia vanno sicuramente studiati processi di sviluppo e di promozione condivisi con i produttori.

Anche gli autori da parte loro non sono indenni da responsabilità e sono esposti alle metamorfosi: lavorare per la serialità garantisce maggiori compensi e minori rischi rispetto alla scrittura di storie più coraggiose destinate al grande schermo, spesso mal remunerate e esposte all’insuccesso. In molti si sono indirizzati versi la serialità, il che comporta cambiamenti importanti soprattutto nella scrittura, rispetto ai ritmi e alla forma della narrazione, e talvolta anche rispetto alla sostanza.

Per risalire la china dei numeri negativi non può esserci panacea, non lo sarà la nuova Legge che va ancora rodata, non lo saranno i prossimi film di Zalone, Ficarra & Picone o un altro titolo del tipo di Perfetti sconosciuti. Un’opzione possibile sarà forse il confronto vero tra le diverse componenti del settore, quella creativa, produttiva, distributiva e dell’esercizio, per comprendere se esiste la volontà comune di affrontare e risolvere la questione della visione in sala. Si trovino tre punti comuni su cui lavorare per invertire la tendenza ed evitare che fra un anno ci si ritrovi di nuovo al capezzale del cinema italiano, con le tante prefiche che hanno tanto pregato per evitare il decesso, ma nella sostanza non hanno fatto nulla. Possiamo contare, in quanto non-produttore professionale, sulle doti politiche e di mediazione di Francesco Rutelli che si accinge a iniziare il suo secondo anno da presidente dell’Anica? Staremo a vedere. L’Associazione Nazionale Autori Cinematografici, che ci tiene a non cambiare pelle, è disponibile a discutere, progettare e proporre.

Francesco Ranieri Martinotti
Presidente dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici


 

L’Anac in visita alla Sacd, la società degli autori francesi
5 dicembre 2017

 
Il presidente Martinotti ha incontrato il direttore generale Pascal Rogard nella prestigiosa sede di rue Ballu a Parigi, ed hanno avuto uno scambio di opinioni sulle questioni europee riscontrando piena sintonia tra la Sacd e gli autori italiani :
1) direttiva UE sui fornitori di servizi media audiovisivi che prevede la possibilità di un prelievo di scopo sugli utili delle OTT (Amazon, Youtube…)  2) La questione dell’estensione a tutti i paesi europei dell’equo compenso 3) la questione SatCab.
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Audizioni Senato – nota Associazione Nazionale Autori Cinematografici (A.N.A.C.)
15 novembre 2017

 

NOTA DELL’ ASSOCIAZIONE NAZIONALE AUTORI CINEMATOGRAFICI (A.N.A.C.)
In occasione dell’audizione dinanzi agli Uffici di Presidenza riuniti, integrati dai rappresentanti dei Gruppi parlamentari, delle Commissioni 7a e 8a, nell’ambito dell’esame dell’atto del Governo n. 469 (disposizioni in materia promozione opere europee e italiane di servizi media)
MARTEDI’ 14 NOVEMBRE 2017, ALLE ORE 15,30

Sono presenti per l’Associazione Nazionale Autori Cinematografici il presidente Francesco Ranieri Martinotti e la consulente legale per gli affari europei avvocatessa Giuliana Aliberti.
Lo schema di decreto sul quale siamo chiamati ad esprimere il nostro parere è la figliazione diretta della nuova legge del cinema e dell’audiovisivo, si tratta di una legge riformatrice dell’intero settore, un settore che ha assoluta rilevanza culturale per il Paese e che allo stesso tempo è strettamente collegato con il sistema dei fornitori di servizi di media audiovisivi. La legge n.220 all’art. 34 stabilisce tale collegamento prevedendo una delega al Governo per riformare e razionalizzare la promozione delle opere italiane e europee da parte dei fornitori di servizi media audiovisivi. E’ quindi inevitabile che lo spirito della legge debba permeare anche questo ambito e lo faccia con norme stringenti. Se così non fosse vorrebbe dire che la riforma è incompleta e inefficace.

Uno degli aspetti fondamentali della nuova legge è la stabilizzazione delle risorse che non potranno essere inferiori a 400 milioni l’anno. Tali risorse hanno l’obiettivo di incrementare la produzione di cinema e audiovisivo nazionali. L’idea di produrre di più e meglio è un principio basilare di questa riforma e su di esso c’è stata la convergenza di tutti gli operatori del settore. Questo pilastro non può, però, reggere da solo l’intera architettura dell’edificio senza un altro pilastro, altrettanto forte altrettanto fondamentale e cioè quello che mira a favorire la visibilità delle opere che saranno realizzate proprio grazie alle nuove risorse messe a disposizione dallo Stato. Un pilastro non può esistere senza l’altro, almeno che non si voglia lasciare la riforma a metà.
In passato le maggiori critiche mosse alla legge del cinema del ‘94 erano state proprio quelle relative alla mancanza di coordinamento tra le norme che sostenevano la produzione e quelle relative alla distribuzione e alla diffusione delle opere.
Finalmente con questo schema di decreto, che prevede precise quote di programmazione e d’investimento, si correggono gli errori del passato e si dà vita a un sistema integrato nel quale, da una parte lo Stato sostiene la realizzazione di opere e prodotti italiani e dall’altra prevede regole adeguate affinché essi abbiano una diffusione certa e efficace.
L’attuale decreto deve essere approvato e noi ci auguriamo che questo accada senza alcuno snaturamento. Chi si è avvalso finora della genericità della vecchia normativa – che non prevedeva sanzioni e acconsentiva a concedere deroghe – non potrà più sottrarsi alla funzione di diffusore di tutti quei prodotti che saranno realizzati grazie alle nuove risorse pubbliche.
Non dimentichiamo che i broadcast, prima fra tutti la Rai, per lo sviluppo delle proprie attività, utilizzano anche strutture e beni pubblici, dalle infrastrutture per la trasmissione di dati, all’etere, ma anche spazi e territori demaniali dove sono collocati antenne, ripetitori, compresi il sottosuolo dove transita gran parte della cablatura della fibra ottica e il cielo per i satelliti. Mentre le Over The Top, approfittando addirittura di “corridoi fiscali”, restituiscono al Paese meno di quanto utilizzano.

Altro punto non irrilevante è la competenza sul provvedimento del Ministero dei beni e delle attività culturali che lo ha elaborato e lo ha presentato al Consiglio dei Ministri. Con apprezzabile coerenza il Ministro Dario Franceschini ha difeso l’impianto della sua riforma, dove il cinema e l’audiovisivo, in quanto veicoli dell’ identità e della cultura nazionali, devono essere sostenuti dall’intero sistema a partire dai fornitori di media audiovisivi che operano nel nostro Paese e ciascuno di essi deve essere in prima fila per una convinta azione di valorizzazione. Sicuramente non è acquistando film e serie americane, né puntando esclusivamente sul calcio che i broadcast possono uscire dalle difficoltà denunciate. Investendo invece, insieme allo Stato, sulla creatività e sulla qualità del cinema e dell’audiovisivo italiano hanno grandi opportunità proprio per l’alta potenzialità della nostra industria creativa, all’interno della quale gli autori devono diventare sempre più centrali.

Oltretutto la spinta che lo “schema di decreto” imprime agli investimenti nel pre-acquisto, nell’ acquisto e nella produzione di opere italiane e europee è un’imperdibile opportunità occupazionale per il nostro Paese. In Francia si stima che il settore conti su 340.000 posti di lavoro che equivalgono all’1,3% dell’occupazione nazionale: con questo decreto, che metterà in moto un meccanismo virtuoso, si potrà raddoppiare se non addirittura triplicare il numero degli addetti italiani del settore che attualmente superano di poco le 60.000 unità.
Le accese critiche suscitate all’indomani della presentazione dello schema di decreto, secondo le quali le quote di programmazione e di investimento, oltre che le sanzioni, metterebbero in seria difficoltà le emittenti, le avevamo già sentite circa due anni fa, quando siamo stati uditi proprio in questa sede, sul disegno di legge a firma Di Giorgi/ Zavoli. In quell’articolato, che si ispirava ad uno dei più evoluti sistemi normativi occidentali in materia di cinema e audiovisivo, era stato previsto il prelievo di scopo sui biglietti della sala e sui fatturati dei fornitori di servizi di media audiovisivi. In quell’occasione furono fatte le stesse considerazioni da parte dei broadcast: “il settore è in crisi… questo sarebbe il colpo finale… non è pensabile un tale aggravio sui bilanci…” Ecco, oggi a distanza di due anni, ritornano le stesse parole.
Non è immaginabile che anche questa volta, su un principio essenziale della riforma, accolto favorevolmente dalla quasi totalità degli operatori, ci possa essere una riconsiderazione dovuta alla tendenza protezionista dei fornitori di servizi di media audiovisivi che intendono sottrarsi a norme adottate in altri Paesi come la Germania e la Francia con risultati che hanno portato questi stessi Paesi ai primi posti della produzione e diffusione di cinema e di serialità televisiva europei.
Per rendere il provvedimento ancora più efficace ci permettiamo di suggerire infine due emendamenti:
1) inserire un dispositivo per convogliare l’incremento delle produzioni italiane
( che questo decreto produrrà) nei teatri di posa nazionali, in particolare a Cinecittà tornata recentemente in mano pubblica. Tale emendamento avrebbe come obiettivo anche quello di limitare o impedire la delocalizzazione delle produzioni in altri Paesi;
2) prevedere tra le sanzioni anche la sospensione della concessione per i casi di violazione più gravi, oltre che prevedere organi e meccanismi di controllo.
Infine ci preme sottolineare che l’intervento normativo proposto dal Governo è perfettamente in sintonia con le finalità e le caratteristiche della normativa Europea e cioè con le finalità sia della Direttiva 2010/13 che con la più nota Direttiva 89/552 conosciuta meglio come direttiva “Televisioni Senza Frontiere”. La normativa Europea si basa sostanzialmente su due principi: La libera circolazione dei programmi televisivi europei nell’ambito del mercato interno. L’obbligo per le reti televisive di riservare “quote di diffusione” ad “opere europee”. Quindi obblighi di programmazione e di investimento per le reti televisive. (Obblighi che, per altro, nel decreto di cui si tratta, dovranno essere osservati con una certa gradualità, per arrivare alla completa definizione nel 2020).
È fondamentale ed essenziale che gli Stati membri, proprio ed appunto in osservanza delle direttive Europee, vigilino affinché non si commettano atti pregiudizievoli per la libera circolazione ed il commercio delle trasmissioni televisive o tali da favorire la formazione di posizioni dominanti. L’adozione della normativa in esame, costituisce nient’altro che un mezzo per promuovere la produzione, la produzione indipendente e la distribuzione Europea e quindi Italiana. Le normative dell’Unione Europea, come ben sappiamo, sono emanate per difendere le proprie cinematografie, le proprie culture, le proprie economie, anche in difesa dell’invasione selvaggia di prodotti estranei alla tradizione e ai linguaggi dell’audiovisivo europeo. Ben venga il buon cinema americano ma il cinema europeo, Italiano sono diversi, raccontano storie di sapore, ritmo, temperature diverse. Se abituiamo i nostri bambini fin da piccoli a vedere qualcosa che non gli appartiene li priviamo della necessaria educazione a tradizioni culturali ed espressive che sono solo le nostre e che risultano più armoniche con la nostra storia.
Per concludere ci teniamo a ricordare che nel 1996 l’ANAC, unitamente ai produttori indipendenti e a tutte le associazioni di categoria – proprio per il rispetto della direttiva “Televisioni Senza Frontiere” e per le molte mancanze dell’allora legge 6.08.90 cosiddetta “legge Mammì”, che non recepiva la direttiva riducendo di fatto drasticamente la possibilità di produzione di fiction Europea, nello specifico Italiana – fu costretta a presentare ricorso per infrazione presso la Commissione Europea. Ricorso che fu accolto. La Commissione il 10.12.1997 stabilì di adire l’Alta Corte Di Giustizia della Comunità Europea, per fare accertare che la Repubblica Italiana era venuta meno agli obblighi della direttiva “Televisioni Senza Frontiere”. Successivamente il Governo italiano per evitare di essere sanzionato corse ai ripari con la nuova normativa grazie alla quale si è dato il via alla nascita del fiorente mercato della Fiction in Italia. Studi di settore hanno statisticamente dimostrato che le direttive a protezione del prodotto Europeo, hanno creato uno sviluppo della produzione audiovisiva Europea e questo ha avuto maggiore effetto laddove la normativa Europea è stata applicata dallo Stato membro con maggiore sensibilità e rigore. Il giusto recepimento della Direttiva a difesa della cultura europea e nello specifico della cultura italiana, non deve spaventare il mercato perché anche l’esperienza di altri Paesi dimostra che non solo il principio è giusto e ha effetti concreti, ma rappresenta una risorsa e un’ opportunità di crescita.

In conclusione, esprimendo il vostro parere favorevole, vi chiediamo di continuare a sostenere quanto è già stato fatto dal Ministero dei beni e delle attività culturali, dal Governo e soprattutto dal Parlamento che esattamente un anno fa era il 14 novembre, ha approvato la legge italiana del cinema e dell’audiovisivo esprimendo la volontà dello Stato di rilanciare organicamente tutto il settore.


 

Il regista iraniano Mohsen Makhmalbaf riceve la tessera dell’Anac
14 agosto 2017

 

Dopo Philippe Faucon e Michel Hazanavicius, un altro autore internazionale ha ricevuto la tessera onoraria dell’Anac.

Si tratta del regista iraniano Mohsen Makhmalbaf,  ospite al Lucania Film Festival dove gli è stato consegnato  il premio alla carriera, che ha dedicato a tutti i prigionieri politici del suo Paese.

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Il presidente Anac Francesco Ranieri Martinotti con il regista Mohsen Makhmalbaf


 

“Il cinema indipendente è un’arte nobile. Proprio come la boxe” di Alessandro D’Alatri
26 luglio 2017

 

Ne “L’angolo Anac” su Cinemonitor un articolo del nostro socio Alessandro D’Alatri.

http://www.cinemonitor.it/36153-il-cinema-indipendente-e-unarte-nobile-proprio-come-la-boxe/

 


 

Premio Anac agli autori di “Cuori puri” allo ShorTS International Film Festival di Trieste
10 luglio 2017

 

Nella 18° edizione del ShorTS International Film Festival di Trieste per il primo anno è stato assegnato il premio Anac alla migliore sceneggiatura tra le opere prime e seconde ed il riconoscimento è andato a  Luca Infascelli, Carlo Salsa, Greta Scicchitano e Roberto De Paolis autori del film Cuori puri, diretto da Roberto De Paolis, con la seguente motivazione:
“Per aver saputo sviluppare, a partire da un fatto di cronaca vera, un racconto cinematografico costruito con personaggi,  conflitti sociali e passioni individuali che si sottraggono alla banalizzazione della dominante narrazione televisiva e mantengono un andamento realistico che non asseconda mai schemi di finzione prevedibili e scontati, in particolare quelli riferiti alle periferie urbane”

Un ringraziamento particolare al nostro rappresentante regionale Francesco Cenetiempo per la capillare attività che sta svolgendo in Friuli Venezia Giulia e che ha riportato l’Anac al centro della scena cinematografica della Regione.

 

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Greta Scicchitano e Francesco Ranieri Martinotti

 

 


 
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