ANAC - Associazione Nazionale Autori Cinematografici

 
 

Intervento del Presidente dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici al Convegno “Dove va il cinema italiano?” organizzato dall’Anica il 13 giugno 2017
23 giugno 2017

 

Educazione all’immagine e didattica anti pirateria per rimettere al centro la sala

Mi ero riproposto di non parlare della nuova legge del cinema perché sapete tutti qual è la posizione dell’Anac che da subito ha evidenziato l’enorme sbilanciamento della riforma a favore di poche grandi imprese. L’abbiamo scritto, l’abbiamo espresso in tanti documenti e le nostre riserve rimangono le stesse. Però mi vedo costretto a replicare a Francesca Cima che nel suo intervento ha affermato che la legge è costruita su tre pilastri: tax credit, contributi automatici e selettivi. Io le voglio dire che i pilastri non sono tre, sono due più uno strapuntino. Tax credit e sostegni automatici sono in effetti i pilastri, mentre i selettivi sono lo strapuntino dell’impianto normativo. Come sapete infatti i contributi selettivi che dovrebbero rappresentare il 18 % del fondo sono stati drasticamente ridotti a causa dell’inserimento all’interno della quota ad essi destinata dei costi di gestione degli Enti pubblici (Istituto Luce, Centro Sperimentale, Biennale cinema). Proprio su questo aspetto della legge ieri in una nostra nota abbiamo fatto una proposta all’ Anica per cercare tutti insieme di far diventare i selettivi, non dico uno dei tre pilastri di cui parla Francesca Cima, ma almeno una colonna accanto ai due pilastri.

Per entrare invece nel discorso legato al tema del convegno “Dove va il cinema italiano?”, secondo noi una delle questioni che ci dobbiamo porre e che forse il convegno di oggi non ha neppure sfiorato è capire quale sarà il pubblico per il cinema di domani, perché senza pubblico non può esserci cinema.

L’altro giorno sono stato in una scuola di Tarquinia a presentare proprio un film prodotto da Francesca Cima, Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores e ho chiesto ai ragazzini di 11 anni che erano nella sala quanti di loro scaricassero i film da internet e tutti hanno alzato la mano. Non ce n’era uno che non l’abbia alzata. Allora io ho detto: “ma lo sapete che dietro questo film c’è il lavoro di tante persone? Se a voi rubassero le vostre foto da Instagram e qualcuno le utilizzasse per fare la pubblicità per esempio alla Coca Cola e guadagnasse tanti soldi e non vi desse neanche un euro, vi arrabbiereste?” E loro hanno risposto: “certo che ci arrabbieremmo!” Ho continuato: “Perché non dovrebbero arrabbiarsi allora quelli che scrivono, dirigono, producono, distribuiscono e proiettano i film? Perché è così che succede: quando scaricate gratis un film state usando qualcosa che appartiene ad altri e facendo questo state privando del loro guadagno le tante persone che hanno lavorato alla realizzazione di un film.” Il loro stupore sul fatto che per realizzare il film che avevano appena visto ci fossero voluti almeno due anni di lavoro era indicativo che nessuno glielo avesse mai spiegato. Questo è uno dei punti fondamentali. Dare per scontato che i ragazzi sappiano cose che forse andrebbero insegnate loro con pazienza ad esempio nelle scuole. Tutti noi che siamo in questa sala ci battiamo per la difesa degli interessi delle rispettive categorie che sicuramente ciascuno reputa importanti, ma la questione che ha a che fare con il pubblico di domani non ce la poniamo con altrettanta convinzione. Anzi qualcuno qui se la è già posta e ha già deciso che il pubblico di domani sarà soltanto quello delle serie tv viste sui device. Spiegare ai giovani le cose che noi diamo per scontate e che a noi sembrano ovvie: questo è il lavoro che andrebbe fatto per il pubblico di domani. E’ qualcosa che ha a che fare con la l’educazione all’immagine e il contrasto alla pirateria.

Un altro spunto per rispondere alla domanda Quale pubblico per il cinema italiano? lo trovate nella dichiarazione di Dino Zoff di due giorni fa sul Corriere della sera che diceva: “come pensiamo di riempire gli stadi se noi non stimoliamo nei tifosi la passione per vedere le partite allo stadio e le società cedono indiscriminatamente tutto alle televisioni? E’ chiaro che così il pubblico se ne resta a casa e gli stadi sono vuoti. In altri paesi invece la gente continua ad andare allo stadio…” La stessa cosa, a nostro avviso, vale per il cinema italiano. Come pensiamo che il pubblico frequenti la sala se non si stimola la passione degli spettatori per la visione sul grande schermo? E soprattutto se alcuni dei più importanti operatori ripetono come in un mantra che il cinema è morto e bisogna buttarsi sulle serie?

Questa è l’altra questione sulla quale dobbiamo fare una seria riflessione: come riportare i livelli di frequentazione della sala, drasticamente precipitati, a quelli degni di un paese con una tradizione cinematografica importante come la nostra? Vi ricordo che in Francia sono a 220 milioni di spettatori l’anno e noi arriviamo a meno della metà. La sala rimane per noi il luogo centrale per la visione di un film, oltre che per il suo lancio su tutte le altre piattaforme. Vi siete chiesti perché Netflix ha fatto di tutto per presentare un film in concorso a Cannes? E’ ovvio. Perché ha bisogno di utilizzare l’aura del festival cinematografico più importante del mondo per lanciare i suoi prodotti. Per il cinema italiano la sala deve tornare ad essere centrale per la vita di un film. Il che non sembra invece essere l’obiettivo della nuova legge nella quale il fondo per la ristrutturazione non è strutturale ma è previsto solo per cinque anni. La sala non è quindi considerata come elemento strutturale del nuovo sistema. E le politiche per l’educazione all’immagine e d’incentivo alla visione in sala dei film per le nuove generazioni sono state affrontate in maniera marginale dal legislatore. Nei decreti non ve n’è traccia.

Noi proponiamo che attraverso un piano nazionale che fornisca un programma unico per tutte le scuole italiane a partire quelle primarie, si assegnino risorse speciali per avviare un’azione capillare d’informazione condotta insieme agli insegnanti. In altre parole riteniamo necessario formare i giovani alla visione in sala, spiegando loro che il download non è un gesto di libertà ma è un atto illegale. Infine chiediamo sia sostenuta una campagna promozionale che non offra il cinema a due euro a tutti una volta al mese, ma preveda tutto l’anno un biglietto a soli 4 euro per i ragazzi sotto i 16 anni.

Prima di concludere rilanciamo i tre punti che abbiamo proposto nel comunicato di ieri.

In particolare, partendo dalla considerazione che tra le diverse categorie c’è un alto tasso di conflittualità, dovuto al fatto che la coperta delle risorse rappresentata dai 400 milioni del fondo di sostegno è troppo corta e non è sufficiente a soddisfare le esigenze del settore accresciute dall’allargamento alla tv e ai videogiochi, l’Anac chiede al Presidente Rutelli di condividere una convinta azione politica che porti all’incremento delle risorse tramite il raggiungimento dei seguenti obiettivi:

1) Ripristino della percentuale netta del 18 % dei sostegni selettivi trasferendo i costi degli Enti pubblici (Biennale Cinema, Istituto Luce, CSC…) sul capitolo delle spese generali del Mibact;

 2) Trasferimento al Mise della quota del tax credit destinata alla produzione esecutiva dei film stranieri girati in Italia

 3) Prelievo di scopo sugli utili delle Over The Top reso possibile dall’ approvazione della direttiva europea in materia di servizi media audiovisivi.

Francesco Ranieri Martinotti, presidente Anac

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IL CINEMA E’ DONNA ALL’ISOLA TIBERINA
21 giugno 2017

 

IL CINEMA E’ DONNA ALL’ISOLA TIBERINA – Comunicato Stampa

La Tribù dell’ Arte, con il patrocinio dell’Anac, Associazione nazionale autori cinematografici, presenta dal 23 al 26 Giugno 2017 al Cine Lab dell’Isola Tiberina: Cinema d’iDea.
A partire dalle 20,30, dopo una brevissima introduzione della curatrice della rassegna, Patrizia Fregonese de Filippo seguirà la proiezione dei titoli in programma e l’incontro con le autrici, gli ospiti e il pubblico. Alle 23,00 è prevista una seconda proiezione.

Ogni sera si parlerà di donne , di pari opportunità, di reali difficoltà delle donne nel mondo del cinema dell’arte e non solo e saranno raccolte proposte su cosa fare per dare maggiore visibilità al punto di vista femminile.
Dai dati di EWA e del Mibact emerge una realtà sommersa: le donne nel cinema, come ovunque,fanno fatica. In Italia la percentuale di donne regista è la più bassa in Europa: solo il 7%. Mancanza di talento? No, mancanza di opportunità! L’Italia, è bene saperlo, con le sue 3 candidature ha il più alto numero di donne candidate all’Oscar.
Parteciperanno due tra le massime esponenti del Cinema Italiano : Liliana Cavani e Lina Wertmüller che presenteranno due loro capolavori : “Il portiere di notte” (1974) e “Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti” (1986).

Il 23 Giugno, serata d’inaugurazione, dopo la proiezione di “3000 Nights” di Mai Masri, potente metafora reale sui diritti negati, non ancora distribuito in Italia, alla presenza dell’Ambasciatrice H.E.-Dr.Mai al Kaila, saranno proiettati due brevi documentari : “Essere donne” e “La briglia sul collo”, di Cecilia Mangini, una delle maggiori esponenti del film documentaristico italiano, già collaboratrice di Pasolini .
In programma alcune novità fra cui “Liberami” di Federica di Giacomo, vincitrice del premio Orizzonti a Venezia 2016 e due lavori di Wilma Labate: “Domenica” e “Qualcosa di noi”, suo ultimo documentario.
Dal 23 al 26 Giugno ci incontreremo per confrontarci sulla realtà, sui cambiamenti e sulle opportunità future.

Programma:
23/6/2017 ore  21.00:  3000 Nights di Mai Masri 103’(Palestina, Fr,libano, Qatar, Giordania, Emirati)
ore 23.00 Essere donne di cecilia Mangimi 10’ – La briglia sul collo di Cecilia Mangini 15’ (Italia)

24/6/2017  ore 21.00:  Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti di Lina Wertmüller (Italia)
ore 23.00:  Liberami di Federica Di Giacomo (Italia/Fr)

25/6/2017 ore 21.00:  Il Portiere di notte di Liliana Cavani 122’ (Italia)
ore 23.30 Selezione Corti Centro Sperimentale e non (italia)

26/6/2017 ore 21.00:  Domenica di Wilma Labate 95’ (Italia)
ore 23.00:  Qualcosa di noi di Wilma Labate 74’ (Italia)


 

18° edizione ShorTS International Film Festival di Trieste
16 giugno 2017

 

“NUOVE IMPRONTE”.
I 7 film in concorso tra fiction e documentari a ShorTS International Film Festival
 di Trieste

Dall’1 all’8 luglio a Trieste ShorTS International Film Festival propone le migliori opere del cinema italiano emergente. Lo fa con un approccio insolito, scava negli ideali che l’accompagnano raccontandone le storie dell’ordinario tra fallimenti e risalite. Qui ruotano personaggi che osservano la vita da un loro personale punto di vista. I contorni di queste storie sono impregnate di rabbia e spesso amore, disperazione e solidarietà, tradimento e riconciliazione; ci sono, soprattutto, uomini e donne che resistono. E nonostante tutto sognano.

Tra le novità di quest’anno il premio ANAC alla migliore sceneggiatura.

Questi i titoli selezionati:

  • Babylonia Mon Amour di Pierpaolo Verdecchi – docufilm (in anteprima internazionale)
  • I Tempi Felici Verranno Presto di Alessandro Comodin – fiction
  • Sagre Balere di Alessandro Stevanon – docufilm
  • Il più grande sogno di Michele Vannucci – fiction
  • Orecchie di Alessandro Aronadio – fiction
  • Upwelling – La risalita delle acque profondedi Pietro Pasquetti e Silvia Jop – docufilm
  • Cuori Puri di Roberto De Paolis – fiction

Anche quest’anno ShorTS sostiene i talenti del cinema italiano proponendo una selezione di film, documentari e fiction, opere prime e seconde, inedite o comunque poco viste, che concorreranno per il premio Hera Comm al miglior film, il premio Bakel al film più votato dal pubblico, il premio della Critica assegnato dal SNCCI e quello alla Miglior Produzione consegnato dall’AGICI.

 


 

Globo d’oro 2017 miglior documentario ad Enrico Caria
15 giugno 2017

 

Globo d’oro 2017 per il miglior documentario assegnato all’unanimità dalla Stampa Estera a “L’uomo che non cambiò la storia” di Enrico Caria, nostro socio storico.

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Enrico Caria e Francesco Ranieri Martinotti


 

Caro Rutelli, se la Legge Cinema non parte non è questione di lentezza istituzionale
11 giugno 2017

 

Dalle pagine del Corriere di oggi l’ANICA lancia un’accusa per il ritardo nell’applicazione della nuova Legge Cinema, il cui destinatario sembra essere il Ministro alla Cultura, Dario Franceschini. Protagonista di una lunga intervista, Francesco Rutelli parla in qualità di Presidente di un’associazione affiliata alla Confindustria, dicendo cose coerenti con la sua posizione e perfettamente in linea con quelle che dovrebbero essere le politiche di un Ministero che si occupa dello sviluppo economico. Dimentica però che il Ministero competente per la normativa sul cinema è quello della Cultura, che non può snaturare i compiti attribuiti al proprio dicastero. In tal senso l’attività di concertazione svolta dalla direzione del Mibact è stata opportuna e ben condotta e ha teso ad ascoltare tutte le parti del settore che dovranno adeguarsi alle nuove norme, compresa quell’area che Francesco Rutelli contraddistingue con la definizione di “piccolo e bello”. Nel settore del cinema tale area è rappresentata dalle micro e piccole imprese che costituiscono il vero tessuto imprenditoriale italiano, lo stesso che rivolge la propria attenzione maggiormente alla produzione del cinema di qualità e meno a quello d’intrattenimento o alla gestione delle sale di provincia e quelle d’essai, piuttosto che ai multiplex.

Il blocco del cinema italiano di cui si parla nell’intervista non si può attribuire ai “tempi burocratici lenti, alla Corte dei conti, al via libera europeo, alla Gazzetta ufficiale…”. La questione è un’altra: una legge totalmente nuova necessita di un’elaborazione attuativa che richiede estrema attenzione e massima cautela, poiché gli effetti pratici di un provvedimento attuativo sono tanti e difficilmente prevedibili in assenza di una casistica pregressa. Oltretutto capita anche che quelli che si lamentano dei ritardi spesso sono gli stessi che si frappongono al processo di elaborazione quando i risultati non rispecchiano le loro aspettative.

La vera questione che andrebbe affrontata è quella relativa alle dimensioni di una coperta troppo corta che non riesce ad affrontare e a risolvere tutte le necessità delle tante componenti del settore, quelle della produzione, della distribuzione, dell’esercizio, della conservazione del patrimonio cinematografico, alle quali si sono aggiunte, con la nuova legge, quelle del settore della televisione e del multimediale. I 400milioni previsti dal nuovo Fondo di sostegno rappresentano un incremento significativo rispetto al passato, ma del tutto insufficiente a soddisfare le esigenze derivate dall’ampliamento. La ripartizione delle risorse quindi non è semplice, come non è semplice trovare una sintesi tra le istanze di tutti. C’è anche da ricordare che una recente inchiesta giornalistica ha evidenziato uno sbilanciamento dell’utilizzo delle risorse verso l’area delle imprese più grandi e il fatto che il Ministro Franceschini si adoperi per correggerlo non può che esser considerato in modo favorevole.

Per ampliare il bacino delle risorse, l’Associazione Nazionale Autori Cinematografici ha avanzato da tempo alcune proposte che intende continuare a portare avanti in una prospettiva unitaria insieme a tutti coloro che le vogliano condividere:

1) Trasferimento al Mise della quota del tax credit destinata alla produzione esecutiva dei film stranieri girati in Italia;

2) Ripristino della percentuale netta del 18% dei sostegni selettivi trasferendo i costi degli enti pubblici (Biennale Cinema, Istituto Luce, CSC…) sul capitolo delle spese generali del Mibact;

3) Prelievo di scopo sugli utili delle over the top che sarà reso possibile dall’imminente approvazione della direttiva europea in materia di servizi media audiovisivi.

Tali proposte saranno presentate dall’ANAC nell’ambito del convegno Dove va il cinema italiano? organizzato dalla stessa ANICA al quale, come Associazione, siamo stati invitati a intervenire. Auspichiamo che in quella sede il Presidente dei produttori italiani voglia accogliere le nostre proposte.

Roma, 11 giugno 2017


 

Festival Comicron, pronto il bando per la quarta edizione
5 giugno 2017

 

E’ on line il bando per l’iscrizione alla quarta edizione del Comicron, festival internazionale del cortometraggio comico che anche quest’anno si svolgerà il 4 e 5 agosto a Pontelandolfo (Bn).
Il festival ideato e diretto dal regista Ugo Gregoretti tornerà a declinare le tante forme del comico, forte dei numeri delle prime edizioni che hanno raccolto una massiccia partecipazione di pellicole e soprattutto i linguaggi di registi provenienti da Italia, Spagna, Francia, Australia, Germana, Argentina, e ancora Burkina Faso, Bielorussia, Sud Corea, Turchia e Bangladesh, solo per citare alcuni dei Paesi di provenienza dei corti.
Nel 2016 il vincitore del festival è stato Il potere dell’oro rosso di Davide Minnella, interpretato da Paolo Sassanelli e Moda Joao. Ora, parte la nuova sfida verso la selezione dei finalisti per il 2017.
Il nuovo bando è consultabile sul sito ufficiale del Festival (www.comicronfilmfestival.it), dove sono pronti per la visualizzazione il regolamento per l’edizione 2017 e il modello per iscrivere le opere, esclusivamente di genere comico, con una durata massima di 20 minuti.

Gli organizzatori – Il Comicron è curato dalla Pro loco di Pontelandolfo, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Pontelandolfo e il Centro studi Ugo Gregoretti. La manifestazione ha ricevuto il patrocinio del Mibact – Direzione generale per il cinema.


 

“L’uomo che non cambiò la storia” di Enrico Caria
1 giugno 2017

 

Lunedì 5 giugno ore 18.30 proiezione del film “L’uomo che non cambiò la storia” di Enrico Caria al cinema Farnese – Piazza Campo de’ Fiori, 56, Roma.
Il film sarà presentato da Giancarlo De Cataldo e Francesco Ranieri Martinotti insieme al regista

L’uomo in questione è un professore universitario: Ranuccio Bianchi Bandinelli, massimo studioso italiano d’arte romana e tra i padri dell’archeologia moderna. Il che, negli anni trenta, faceva di lui un personaggio di cui il regime fascista andava fiero…

Salvo che il professore, era un convinto antifascista.
I nodi vengono però al pettine in occasione del famoso viaggio di Hitler in Italia del 1938, quando Ranuccio viene cortesemente invitato ad accompagnare in veste di interprete e cicerone Duce e Fürher, in giro per musei e siti archeologici.
A questo punto si ritrova davanti a un bivio: vestire in orbace e scattare sull’attenti davanti ai due odiati dittatori, o compromettere studi, carriera e forse incolumità personale? Insomma: che fare?
Quando poi il cortese invito si trasforma in un ordine perentorio che lui non può rifiutare, non ha più scelta.
Ma una volta “reclutato” obtorto collo, il professore si rende conto che nessuno lo perquisisce, nessuno lo controlla, che può avere la massima libertà d’azione decidendo tempi e percorsi delle visite guidate… Mettendogli (per quattro giorni di seguito) quei due mostri a meno d’un metro di distanza… La Storia gli sta offrendo un’occasione incredibile: lui potrebbe fermare la loro follia.
Come andarono le cose dopo quel 1938, la Storia ce lo ricorda bene. Questo film ci racconta invece dettagliatamente e irresistibilmente come non andarono. E soprattutto quale postuma vendetta di stile è sopravvissuta di quell’indimenticabile lezione tenuta ai due dittatori dal professor Bianchi Bandinelli.

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“Nessuno ci può giudicare” di Steve Della Casa e Chiara Ronchini
31 maggio 2017

 

“Nessuno ci può giudicare” un documentario di Steve Della Casa e Chiara Ronchini sui I musicarelli degli anni Sessanta italiani.
Mercoledì 7 giugno ore 20.30 – Cinema Farnese

“Goffredo Lombardo, il patron della Titanus, diceva che i film con Gianni Morandi e Caterina Caselli negli anni Sessanta avevano salvato la sua casa produttrice. I loro film, effettivamente, costavano poco e incassavano tantissimo. Per la prima volta la canzone italiana, che fino a quel momento anche nel cinema era rivolta a tutta la famiglia, guardava a un pubblico decisamente più giovane. La stessa cosa succedeva con i film dei cosiddetti «urlatori»: Adriano Celentano, Mina, Tony Dallara. A metà anni Sessanta il consumo giovanile della cultura era un fenomeno così significativo da anticipare la contestazione che sarebbe poi esplosa nel Sessantotto.
Il documentario racconta con la viva voce dei protagonisti di allora e con la ricchezza degli archivi dell’Istituto Luce la complessità del fenomeno. In quell’epoca, film semplici e di poche pretese diventarono lo specchio di una generazione e la cartina di tornasole di un’Italia in pieno cambiamento. Come diceva Pasolini, dopo il boom economico il Paese non era più lo stesso. E anche quei film hanno contribuito a cambiarlo.”

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Michel Hazanavicius, premio Oscar per “The Artist” riceve la tessera Anac
26 maggio 2017

 

Dopo Philippe Faucon (3 César per Fatima nel 2016) un altro importante regista francese, Michel Hazanavicius (Oscar per The Artist) ha ricevuto la tessera dell’Anac. Hazanavicius grande estimatore di Scola, nel 2015 aveva firmato con altri autori europei un documento dell’Anac affinché gli Studi di Cinecittà riprendessero la loro originaria vocazione cinematografica, rinunciando a ogni altra attività, anche di carattere edilizio (all’epoca si parlò della costruzione di un albergo) estranea alla sua originaria missione. Hazanavicius ha apprezzato molto la tessera che raffigura i grandi autori del cinema italiano, Rossellini, Pontecorvo, Lizzani, Maselli, Olmi insieme a Truffaut nel ’68 a Venezia e si e’ sentito onorato per la sua ammissione all’Anac.

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                                    Francesco Ranieri Martinotti, presidente Anac, consegna la tessera a Michel Hazanavicius


 

COMUNICATO STAMPA – Cinecittà Studios, subito un tavolo di lavoro con le associazioni di settore
15 maggio 2017

 

L’Associazione Nazionale Autori Cinematografici esprime viva preoccupazione sulla modalità con la quale ormai da alcuni mesi si sta svolgendo la trattativa riguardante il recupero da parte dello Stato degli Studi cinematografici di Cinecittà, dopo la negativa gestione della società Cinecittà Studios che fa capo a Luigi Abete. Più volte in passato gli autori, i sindacati e gli operatori del cinema erano intervenuti anche con il sostegno d’importanti colleghi europei, affinché si ponesse fine agli scandalosi interessi speculativi di carattere edilizio che si erano concentrati su parte dei terreni rigorosamente vincolati dalla legge alle esclusive attività cinematografiche. Nel corso di un convegno tenutosi alla Mostra del Cinema nel 2015 la comunità del cinema aveva chiesto che fosse disdetto il contratto d’affitto alla società Cinecittà Studios che non aveva pagato il canone per le ultime cinque annualità, accumulando un debito pari a 6milioni di euro. Fu scelta un’altra strada concedendo una rateizzazione del debito previo contenimento degli spazi in uso ai privati.

A distanza di due anni, a fronte di nuove inadempienze, i Ministeri competenti (Mibact e Mef) sembrano finalmente aver compreso che è necessario intervenire perché i teatri di posa siano ripresi a chi non ha saputo rispettare il contratto sia nella parte economica sia in quella attinente alla missione da svolgere. Le notizie trapelate però dicono che, nonostante i debiti prodotti e le condizioni di deperimento nel quale si troverebbero gli immobili da riconsegnare, la società affittuaria rivendica una rilevante somma che a suo avviso risulterebbe dalla compensazione tra gli investimenti che la stessa Cinecittà Studios avrebbe fatto negli anni della sua gestione e i vari debiti pendenti. Al fine di una valutazione oggettiva è stata effettuata una due diligence di cui si attendono i risultati. Oltretutto stupisce che pur trattandosi di un bene pubblico non siano note le richieste e le condizioni che Cinecittà Studios pone per la restituzione dell’80% ancora in suo possesso, oltre che del prestigioso marchio, simbolo del cinema italiano nel mondo, che è stato gestito inadeguatamente. La stessa scarsa inadeguatezza si è rilevata anche in un’operazione infelice come quella di Cinecittà World.

L’Anac chiede pertanto che lo Stato ascolti il punto di vista di autori, lavoratori, produttori, operatori culturali, e rappresentanti territoriali che hanno a cuore il valore culturale di un bene pubblico che è emblema di tutta la cinematografia italiana. Chiede inoltre un tavolo di lavoro che li veda coinvolti nel delicato passaggio della restituzione degli studi all’Istituto Luce anche in prospettiva del rilancio generale di quello che potrebbe divenire non solo il primo sito dell’audiovisivo europeo, ma anche la casa di tutte le associazioni nazionali del settore.

Roma, 15 maggio 2017


 

L’Anac a 360gradi – ” Quel caldo, maledetto, giorno di fuoco” e il cinema di Paolo Bianchini
12 maggio 2017

 

Martedì 16 maggio  alle ore 16.00 terzo appuntamento   della rassegna “L’Anac a 360gradi”, alla Casa del Cinema, con la  proiezione  del film “QUEL CALDO, MALEDETTO, GIORNO DI FUOCO” (1968) di Paolo Bianchini. Segue l’incontro con l’autore introdotto da Antonio Falduto e moderato da Raffaele Meale.

Il terzo appuntamento con “Percorsi di Cinema – L’Anac a 360gradi”, la rassegna organizzata alla Casa del Cinema dall’ANAC – Associazione Nazionale Autori Cinematografici – e incentrata su quegli autori della storica associazione che hanno rappresentato sugli schermi il cinema cosiddetto “di genere”, vede un protagonista con cui il pubblico più giovane e appassionato alla materia potrebbe avere scarsa dimestichezza: Paolo Bianchini.

Bianchini esordisce nelle vesti di sceneggiatore, scrivendo tra gli altri per Luigi Zampa Ladro lui, ladra lei (1958) e per Giuliano Montaldo Ad ogni costo (1967), due film concepiti nel recinto del genere che dimostrarono da subito la grande versatilità di Bianchini e la capacità di trovare una propria personale chiave di lettura anche all’interno di operazioni di prammatica. La conferma è nel passaggio alla regia con il fantascientifico Devilman Story (1967) e il delirante Hipnos follia di massacro (1967), ma anche e forse soprattutto con i suoi western, a partire da Dio li crea… Io li ammazzo! (1968), Lo voglio morto (1968) e Quel caldo maledetto giorno di fuoco (1968), che l’Anac ha scelto per omaggiare il regista.

Quel caldo maledetto giorno di fuoco palesa la volontà di Bianchini di non lasciarsi asservire al genere, e mescola con sapienza tanto l’apparato iconografico western quanto una trama che vagheggia rimembranze di spy story; la regia di Bianchini si fa ancor più inventiva del solito, alla ricerca dell’inquadratura in grado si spiazzare sempre le aspettative dello spettatore. Un piccolo cult da riscoprire.

Bianchini si è dedicato più recentemente ai lavori televisivi e di forte impegno sociale, come testimonia l’ultimo Il sole dentro (2012) incentrato sulla tragica vicenda che vide protagonisti i quindicenni Yaguine Koita e Fodé Tounkara, trovati morti nel carrello di un aereo nel tentativo disperato di abbandonare la Guinea per cercare fortuna in Europa. Anche altri titoli come il televisivo Il bambino sull’acqua (2005) e La grande quercia, che nel 1997 segnò il ritorno di Bianchini al cinema dopo quasi venti anni trascorsi a lavorare in pubblicità, certificano l’interesse del regista romano verso il mondo che lo circonda.

Casa del Cinema, largo Marcello Mastroianni 1
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.


 

Workshop fotografico condotto da Letizia Battaglia
10 maggio 2017

 

Workshop fotografico “Fotografando la Casa” condotto in esclusiva da una delle più grandi fotografe del nostro tempo Letizia Battaglia e organizzato dalla Casa Internazionale delle Donne.

Per maggiori informazioni questo è il link

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