ANAC - Associazione Nazionale Autori Cinematografici

 
 

EMERGENZA CULTURA, SPETTACOLO, LAVORO
20 luglio 2009

 

EMERGENZA
CULTURA, SPETTACOLO, LAVORO

 Se l’Italia è famosa nel mondo per il suo cinema, il suo teatro,la sua danza, la sua musica lo si deve anche a noi.
Siamo tanti, più di 200.000, in larga parte precari, intermittenti, non tutelati in materia di diritti e garanzie sociali. Siamo i lavoratori dello spettacolo. Da oggi una categoria in via di estinzione. Perché lo stato italiano investe per il nostro settore quindici volte meno di quello che fanno gli altri Stati Europei. Perché il governo Berlusconi, dopo aver colpito tutti i settori della cultura, della scuola e della ricerca, sta azzerando, in un processo avviato da tempo, il finanziamento previsto per il Fondo Unico dello Spettacolo del 2009 e dimostra così di  continuare a considerare l’arte e lo spettacolo come una spesa invece che un investimento. Perché il ministro Bondi davanti al Presidente della Repubblica ha solennemente promesso il suo reintegro e invece il decreto che sta per essere approvato in Parlamento in questi giorni dimostra che ha solennemente mentito.
Dai prossimi mesi si vedranno meno film, meno spettacoli teatrali, meno concerti, meno serie televisive, meno artisti, si avranno meno lavoro e meno idee – in un panorama di pretesi risparmi che finiranno per rendere il paese più povero di emozioni, di pensieri, di capacità critica, di profondità, di energia creativa, di identità nazionale.
Noi siamo qui per chiedere ai parlamentari di tutti i partiti di impedire quello che si configura come un pressoché totale annientamento della produzione artistica italiana. E per difendere il diritto del Paese ad avere una cultura e una comunicazione degna di questo nome.

 Gli autori di cinema, di teatro e di televisione,
gli attori, i musicisti, i ballerini, gli scrittori, gli agenti e
tutti i  lavoratori dello spettacolo, dell’arte visiva, della cultura,
della ricerca e dell’informazione.


 

MOBILITAZIONE DEL MONDO DELLA CULTURA E DELLO SPETTACOLO
19 luglio 2009

 

L’ANAC invita il mondo della cultura e dello spettacolo alla mobilitazione

Lunedì 20 luglio alle ore 17,00 appuntamento a piazza Montecitorio

per protestare contro i tagli alla cultura ed esercitare la massima pressione sul Parlamento e sul Governo che sarà chiamato a convertire in legge il decreto “anticrisi” che, al momento, ha escluso il reintegro del FUS.


 

FUS lettera al Presidente Napolitano
16 luglio 2009

 

Al Presidente della Repubblica
On.le Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale
00187 Roma

Signor Presidente,

ci rivolgiamo a Lei non solo per l’alta carica che ricopre, ma perché conosciamo da tempo la Sua sensibilità e passione civile, l’amore per le arti in tutte le sue forme e rappresentazioni; e La conosciamo altresì come persona estremamente sensibile allo sviluppo della vita civile e democratica del nostro paese.

Coloro che Le scrivono fanno parte del Coordinamento “Emergenza cultura”, nato circa due anni fa su iniziativa dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici, iniziativa alla quale hanno aderito Associazioni rappresentative non solo del mondo del cinema, ma anche del teatro, della musica, della letteratura, delle arti visive, dell’informazione, della scuola, degli studi filosofici, dell’architettura, della ricerca scientifica, nonché singole personalità dell’arte e della cultura italiana.

Abbiamo cercato, in una parola, di riunire “i saperi” e le “espressioni” del nostro Paese sotto una sigla che si pone l’obiettivo di opporsi al degrado culturale per far prevalere la forza delle idee, della ragione, della creatività.

Le nostre Associazioni sono impegnate, in questi giorni, in una vertenza fondamentale: il Parlamento nelle prossime ore sarà chiamato a prendere delle decisioni che riguardano la sopravvivenza dei settori nei quali operiamo, in particolare sul reintegro del FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo, una delle ultime forme di finanziamento per la sperimentazione e la realizzazione di opere culturali nel nostro paese, del quale, dopo il taglio netto operato da questo governo, tutte le associazioni hanno più volte chiesto il reintegro; con appelli pubblici, manifestazioni culturali, argomenti e toni riecheggiati nel dibattito parlamentare ed anche in una recente importante cerimonia al Quirinale che l’ha vista protagonista.

Abbiamo, purtroppo, fondati motivi per ritenere che anche questo  ci venga negato. La motivazione che sicuramente verrà data è quella della crisi economica e della mancanza di risorse.

Ebbene, noi riteniamo che questa motivazione sia totalmente infondata. Non perché disconosciamo l’esistenza della crisi e della scarsità delle risorse. Al contrario. Crediamo che proprio in quanto la crisi esiste, bisognerebbe investire di più in quei settori che, sulla base dell’esiguità dell’investimento in rapporto al bilancio dello  Stato, sono in grado di mantenere in vita dei settori produttivi che, al contrario, spegnendosi, non solo cancellerebbero centinaia di migliaia di lavoratori ma tutta la cultura, i saperi, la conoscenza, la ricerca, settori strategici per lo sviluppo di un Paese e per la sua civiltà.

Siamo consapevoli che esiste tutta una pubblicistica e una serie di luoghi comuni – ci permetta di definirli abbastanza rozzi – che vedono nella “spesa” per la cultura e lo spettacolo uno “spreco” di risorse pubbliche.

In controtendenza a tali luoghi comuni, negli ultimi tempi si è fatta strada, tra gli economisti mondiali  del  settore, una teoria, circostanziata e suffragata da dati incontrovertibili, in base alla quale l’investimento pubblico nella cultura e nello spettacolo è considerato tra i più “promettenti”.
Ad esempio, da una ricerca promossa dall’Università e dal Comune di Torino sul rapporto tra  investimento culturale e ritorno sull’economia cittadina, risulta che ogni euro investito produce un effetto di ricaduta quantificato in 21 euro. Numerosi altri studi, riguardanti i singoli settori della produzione culturale, arrivano ad analoghe conclusioni.

Proprio per questo noi vorremmo che tutto quello che concerne, nel bilancio dello Stato, la cultura e lo spettacolo, passasse dal capitolo “spesa” – che denuncia una concezione miope,  assistenziale, quando non clientelare, dell’intervento pubblico – al capitolo “investimento”, che rispecchierebbe di più lo stato delle cose.

Abbiamo volutamente scelto di non soffermarci troppo su tutte le motivazioni di ordine “culturale” che pure riteniamo fondamentali e che costituiscono quel “di più” in termini di civiltà, di acquisizione di coscienza e di spirito critico, in una parola di democrazia, che l’investimento culturale regala ad una collettività. Lo abbiamo fatto sia perché sappiamo che di questo tema Lei ha piena e dimostrata consapevolezza, sia perché abbiamo ritenuto di dover rispondere in termini economici a chi se ne fa scudo per impoverire drammaticamente la cultura e lo spettacolo del  nostro Paese.

Sicuri che quanto Le abbiamo detto non La lascerà insensibile,  Le chiediamo di intervenire, nei modi e nelle forme che riterrà più opportune, affinché il mondo della cultura e dello spettacolo non subisca un così pesante attacco, che colpirebbe la libertà di espressione, limiterebbe ulteriormente la possibilità di accesso alla cultura stessa e avrebbe anche gravi conseguenze negative sui livelli occupazionali

E’ nostro vivo desiderio, Signor Presidente, manifestarLe i sensi della nostra più profonda  stima.

Il coordinamento “Emergenza cultura”

Coordinamento Emergenza cultura:

ANAC – Associazione Nazionale Autori Cinematografici
ANART – Associazione Nazionale Autori Radiotelevisivi e Teatrali
ApTI – Associazione per il Teatro Italiano
ARTICOLO  21. Liberi di – Associazione Nazionale
ASC -  Associazione Italiana Scenografi Costumisti Arredatori
CEMAT – Ente di Promozione della Musica Contemporanea Italiana
CENTOAUTORI
FIDAC – Federazione Italiana delle Associazioni Cineaudiovisivo
S.A.C.T. – Scrittori Associati di Cinema e Televisione
S.N.S – Sindacato Nazionale Scrittori
S.N.C.C.I. Sindacato Nazionale Critici Cinematografici
S.N.G.C.I. – Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani
ZEROPUNTOTRE


 

Comunicato ANAC sul blocco della produzione cinematografica
2 luglio 2009

 

Nel corso della cerimonia dell’ultimo David di Donatello il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, raccogliendo le rassicurazioni dategli dal Governo,  annunciava al cinema italiano il dovuto stanziamento per il reintegro del FUS e di un provvedimento aggiuntivo per il cinema di almeno 30 milioni di euro. Pochi giorni dopo il Dott. Nastasi, capo di Gabinetto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, aveva confermato l’impegno preso; negli ultimi giorni lo stesso Ministro Bondi aveva garantito alle principali organizzazioni cinematografiche italiane il reintegro richiesto che avrebbe almeno consentito la semplice sopravvivenza di tutto il settore.

Il risultato è che  nel Consiglio dei Ministri di venerdì 26 giugno dello stanziamento per il cinema non si è fatto parola.

 Le conseguenze sono la paralisi di tutto il cinema italiano con una drammatica ricaduta occupazionale: a mala pena si produrranno 10 film invece dei 70 previsti, che già rappresentavano una diminuzione rispetto agli anni precedenti.
 
Questo proditorio disinteresse e questa offesa per il nostro cinema  sono di una gravità che rivela palesemente un preciso progetto di mortificazione della cultura in tutte le sue espressioni.

E’ per questo che l’ANAC Associazione Nazionale Autori Cinematografici propone  una immediata mobilitazione per decidere tutte le iniziative indispensabili in difesa del lavoro e della cultura italiana.


 

Il mondo dello spettacolo: dal governo un colpo mortale a spettacolo e cinema
1 luglio 2009

 

Il mondo dello spettacolo: dal governo un colpo mortale a spettacolo e cinema

L’industria dello spettacolo esclusa dai provvedimenti anticrisi. Mobilitazione del settore

Mentre si accinge ad ospitare il G8, presentando l’Italia come il paese della cultura e dell’arte, il Governo assesta un colpo micidiale alla cultura e all’arte italiane. E’ questa la denuncia di Agis, Anica, Anac, 100Autori che evidenziano che il Consiglio dei Ministri si è rifiutato di adottare il decreto di parziale reintegro del pesante taglio al Fus, Fondo unico dello spettacolo, che avrebbe consentito una  sopravvivenza minima delle attività culturali (teatro, cinema, danza, opera, musica, circhi e spettacoli viaggianti), pur restando l’investimento pubblico complessivo dell’Italia il più basso fra quelli dei paesi sviluppati. Dall’inizio dell’anno sono stati adottati diversi provvedimenti a sostegno delle imprese in molti settori ma nessuno nello spettacolo, ignorandone non solo il ruolo di innovazione e creazione, cruciale in una società avanzata, ma persino il fondamentale rilievo in termini imprenditoriali e sopratutto occupazionali, mettendo in ginocchio migliaia di imprese e a repentaglio il futuro di 200 mila lavoratori del settore.

Mentre il Governo si vanta di mantenere gli impegni, in questo caso smentisce i suoi stessi rappresentanti di fronte al mondo della cultura e allo stesso Presidente della Repubblica. Perché solenne è stato l’impegno a reintegrare i fondi per le attività culturali preso dal ministro Bondi e dal sottosegretario Letta durante la cerimonia di presentazione dei David di Donatello al Quirinale. Talmente solenne da riscuotere l’approvazione del Presidente Napolitano. Altrettanto impegnative le dichiarazioni del sottosegretario Giro alle Giornate del Teatro di Napoli, sul reintegro del Fus e sulla urgente definizione di una riforma dello spettacolo.

Di fronte a tale prova di ostentato disinteresse per la cultura e smentendo gli stessi membri del Governo, che delle Politiche culturali sono i responsabili, di fronte alla perdita della credibilità da parte degli interlocutori istituzionali, il mondo delle attività culturali condurrà una campagna di denuncia e di mobilitazione per far conoscere la grave situazione e far valere le sue istanze.

Il cinema, la musica, la danza, l’opera, il teatro, i circhi, gli spettacoli viaggianti italiani producono eccellenze riconosciute internazionalmente e sono parte della cultura mondiale: la loro messa in crisi non è solo un problema nazionale. Per questo motivo – concludono Agis, Anica, Anac e 100Autori – il terreno delle iniziative di denuncia e di immediata mobilitazione delle associazioni che rappresentano le attività culturali avrà la più vasta dimensione internazionale.


 
 
 
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